Musica, Nord Sardegna, al via domani la 36esima edizione di "Time in Jazz" (3)
Aprono Tullio De Piscopo alle 18 a Puntaldia e in serata Serena Brancale a Porto Rotondo (ore 21.30). Tra i protagonisti del festival diretto da Paolo Fresu Malika Ayane, Dhafer Youssef, Roberto Ottaviano, Gianni Cazzola, Savana Funk con Willie Peyote.
(Prima Notizia 24)
Lunedì 07 Agosto 2023
Sassari - 07 ago 2023 (Prima Notizia 24)
Aprono Tullio De Piscopo alle 18 a Puntaldia e in serata Serena Brancale a Porto Rotondo (ore 21.30). Tra i protagonisti del festival diretto da Paolo Fresu Malika Ayane, Dhafer Youssef, Roberto Ottaviano, Gianni Cazzola, Savana Funk con Willie Peyote.
Tra i protagonisti dei concerti “in decentramento”, spicca la presenza di Roberto Ottaviano, nome storico del jazz nazionale, come certifica anche il recente riconoscimento di musicista italiano dell’anno 2022 al prestigioso Top Jazz, il referendum indetto dal mensile Musica Jazz tra i migliori esperti del settore.

Classe 1957, sulla scena musicale da oltre quarant’anni, il sassofonista barese ha suonato e inciso con molti tra i più importanti musicisti europei e americani a cavallo tra diverse generazioni, da Mal Waldron a Giorgio Gaslini, da Pierre Favre a Kenny Wheeler, da Albert Mangelsdorff a Keith Tippett, tra gli altri.

Tra le formazioni che Roberto Ottaviano dirige attualmente ci sono il quartetto di fiati Astrolabio (con Gianluigi Trovesi, Glenn Ferris e Michel Godard), il quartetto Sideralis (con Alexander Hawkins, Michael Formanek e Gerry Hemingway) e il quintetto Eternal Love, col quale ha vinto il premio Pino Candini di Musica Jazz come miglior disco del 2020.

Il pubblico del festival potrà applaudirlo – il 14 agosto alle 11 nei pressi della chiesa di San Giovanni, aMores – in duo con Rob Luft, giovane e pluripremiato chitarrista inglese che per il suo virtuosismo è stato paragonato a grandi nomi della sei corde come John McLaughlin, Al Di Meola e Paco De Lucia.

Nel pomeriggio (ore 18) il festival fa scalo al borgo di Banari per il concerto di Gianni Cazzola, nome storico del jazz italiano con i suoi sessantacinque anni di carriera musicale. Classe 1938, il batterista bolognese vanta innumerevoli e varie collaborazioni con artisti provenienti da tutto il mondo: Billie Holiday, Chet Baker, Lee Konitz, Franco Cerri, Lou Bennet, Luca Flores, Franco D’Andrea e molti altri. Definito “l’Art Blakey italiano” dal critico musicale Arrigo Polillo, nella formazione in scena a Time in Jazz Gianni Cazzola riunisce intorno ai suoi piatti e tamburi quattro giovani musicisti in un gruppo pieno di swing.

Il quintetto, composto da Tommaso Profeta al sassofono, Attilio Costantino alla chitarra, Andrea Candeloro al pianoforte e Carlo Bavetta al contrabbasso, si cimenta nell’interpretazione di vari standard americani, per poi muoversi verso sonorità più pertinenti al periodo hard bop e proporre alcuni brani originali firmati da tutti i componenti, creando un percorso musicale all’insegna dello swing nella sua forma più genuina.

Una delle tante dimostrazioni che il jazz non si pone limiti di tempo e di età, promuovendo da sempre un continuo scambio tra generazioni, che ne costituisce la vera linfa vitale.

Il primo set della serata in piazza del Popolo (come sempre alle 21.30) vede il gradito ritorno a Berchidda dei Farafina, dopo le precedenti apparizioni nel 1996 e nel 2002.

Da allora a oggi diverse cose sono intanto cambiate nel gruppo originario del Burkina-Faso, a cominciare dai suoi componenti – alcuni sono morti, altri hanno lasciato, avvicendati da nuovi e più giovani musicisti – ma la filosofia musicale di base rimane invariata: djembe, tama, chékere, sonagli e uno o due balafon danno vita a un gioco pirotecnico di ritmi e percussioni capace di coinvolgere il pubblico, mentre i canti intrecciano storie e melodie che traggono ispirazione dal ricco repertorio Mandinka.

Fondati nel 1978 dal maestro di balafon Mahama Konaté, i Farafina hanno conquistato una notorietà mondiale negli anni Ottanta e Novanta grazie alla loro capacità di espandere e aprire all’esterno la loro musica; un’apertura mentale che li ha portati a sperimentare nuove forme suonando e registrando con musicisti come Jon Hassell, i Rolling Stones, Ryuichi Sakamato, Billy Cobham, oltre a esibirsi su palchi prestigiosi come il Montreux Jazz Festival e al famoso mega concerto per il settantesimo compleanno di Nelson Mandela, l’11 giugno 1988 allo stadio di Wembley. Il gruppo divenne un’icona di un genere musicale allora nuovo, la “world music”, e tale è rimasto anche quando il suo fondatore l’ha lasciato per dedicarsi alla sua attività di insegnante di musica.

Perché Farafina è anche sinonimo di una scuola di musica e danza a Bobo-Dioulasso (la seconda città del Burkina-Faso per numero di abitanti) che costituisce un solido bacino di musicisti per un ensemble che si riforma e rigenera continuamente.

Abdoul Kader Khaled Bambara, Fatoumata Dembele Roskamp, Mabourou Diarra, Ibrahim Diarra, Adama Koeta, Dedou Sanogo, Souleymane Sanou, Bakari Traore sono i componenti del gruppo attesi sul palco di Time in Jazz lunedì 14.

Riflettori puntati, nella seconda parte della serata, sui Savana Funk,formazione che incarna l’essenza della live band con jam incendiarie, groove irresistibili e un’invidiabile presenza scenica.

I suoi membri, Aldo Betto (chitarra), Blake Franchetto (basso) e Youssef Ait Bouazza (batteria), si sono incontrati a Bologna nella primavera del 2015, e spinti da un’immediata sintonia umana e musicale hanno dato forma al progetto, iniziando subito a scrivere musica, sperimentare idee e metterle in pratica attraverso molti live. Autoprodotto, il primo album, “Musica Analoga”, esce nel 2016, a febbraio 2017 il secondo, “Savana Funk”, il terzo a settembre 2018, “Bring in the New”, che raccoglie ottimi riscontri di pubblico e critica. Crescono e si moltiplicano gli impegni live per questa band che trova sul palco la sua dimensione congeniale per apprezzare lo spirito del gruppo e la sua formula: una commistione di musica africana, funk, blues, rock psichedelico, influenze jazzistiche e melodie forti. A giugno 2021 esce l’album “Tindouf” che apre la strada a una lunghissima tournée di oltre cento date in giro per il mondo, mentre è dello scorso ottobre l’ultima uscita discografica, “Ghibli”.

A Berchidda i Savana Funk si presenteranno in compagnia di Willie Peyote, considerato una delle figure più interessanti della scena indie nazionale: un incontro, quello della band bolognese con il rapper e cantautore torinese, fra due mondi apparentemente lontani, che proporrà il meglio dei rispettivi repertori ma anche pezzi inediti scritti per questo progetto che approda sul palco di Time in Jazz dopo una recentissima serie di date in club.

Come da tradizione, anche quest’anno Time in Jazz per Ferragosto pianta le tende nella campagna poco fuori Berchidda. La mattina trascorrerà con una serie di appuntamenti sotto gli alberi intorno alla chiesetta di Santa Caterina.

Il primo, alle 10, è ormai un classico del festival e di Time to Children, la sua sezione dedicata ai bambini: “Gufo Rosmarino nel mondo di Amarilla”, una nuova storia della serie di racconti scritti e interpretati dall’attore e regista Giancarlo Biffi, con i contributi musicali di Paolo Fresu, della violinista Sonia Peana e della cantante Catia Gori.

A seguire, una tavola rotonda dal titolo esplicito, “L’organetto in Sardegna: generazioni a confronto”, che vedrà dialogare con il musicologo Fabio Calzia tre interpreti dello strumento a mantice così presente nella musica tradizionale isolana: Totore Chessa, Pierpaolo Vacca e il più giovane della compagnia, Giacomo Vardeu.

Pierpaolo Vacca sarà anche protagonista del momento musicale in programma intorno alle 11.30. Nato a Ovodda, in provincia di Nuoro, allievo del maestro Peppino Deiana, ha debuttato giovanissimo nelle piazze dell’isola, in rassegne, sagre e processioni, è entrato a far parte del gruppo folkloristico Oleri, ha fondato (nel 2011) i Folkaos, un gruppo combat folk, e porta avanti, insieme al chitarrista e cantante Giuseppe Muggianu, uno spettacolo dedicato ai cantautori italiani.

Dal 2018 presenta uno spettacolo in solo, in cui la musica tradizionale sarda viene approcciata con uno stile personale caratterizzato dall’uso di effettistica elettronica.

Nell’ottobre 2021 Paolo Fresu l’ha coinvolto nel lavoro teatrale “Tango Macondo”, prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano con la regia di Giorgio Gallione, da cui è nato l’omonimo album assieme al trombettista di Berchidda e a Daniele di Bonaventura.

Un breve trasferimento porta il festival nella vicina chiesetta di San Michele per il tradizionale pranzo a base dei piatti tipici di Berchidda seguito nel pomeriggio da un’altra serie di appuntamenti. Il primo, alle 17, è la presentazione di“377 Project” diSebastiano Dessanay, il libro scaturito dal progetto artistico realizzato tra 2018 e il 2019 dal musicista sardo, che l’ha visto visitare tutti i comuni dell’isola, uno al giorno, viaggiando con il suo fido ukulele esclusivamente in bicicletta.

Altro momento immancabile del Ferragosto di Time in Jazz, la gara poetica in limba sul tema del festival: condotta da Pier Sandro Pillonca, avrà per protagonisti Bruno Agus e Dionigi Bitti con l’accompagnamento musicale dei TenoresdiUlaTirso. Di ritorno in paese, l’ultima serata del festival a Berchidda avrà un prologo – alle 19 in Piazzetta Riu Zocculu – affidato a un’autentica istituzione storica del posto: la Banda Musicale Bernardo De Muro, nata nel 1913 per volontà del parroco don Pietro Casu, e “palestra” di formazione musicale per tanti giovani talenti, compreso Paolo Fresu che ha mosso tra le sue file i primi passi del suo percorso artistico.

Poi, alle 21.30, si accenderanno per l’ultima volta in questa edizione i riflettori sul palco allestito in piazza del Popolo. Il concerto che terrà banco in quella che per tradizione è la serata più festosa del festival, è una produzione originale per Time in Jazz, che nasce dall’unione dei Colle der Fomento, formazione storica della scena hip hop nazionale, con Dj Craime il quartetto romanoLa Batteria. Una produzione in cui l’hip hop reinventa le sue radici fondendo rap e turntablism (l’arte di manipolare i suoni e creare nuova musica, effetti sonori e ritmi utilizzando due o più giradischi e un mixer DJ) con un sound che pesca a piene mani dalle colonne sonore e dalle sonorizzazioni italiane degli anni Sessanta e Settanta; il progetto vede le rime dei due rapper del Colle der Fomento, ovvero Danno (Simone Eleuteri) e Masito (Massimiliano Piluzzi), e Dj Baro (Alessandro Tamburrini), incontrarsi su un terreno inedito, architettato dai quattro musicisti de La Batteria (Emanuele Bultrini alle chitarre, Stefano Vicarelli al piano e ai sintetizzatori, Paolo Pecorelli al basso e David Nerattini alla batteria), insieme al fiorentino Dj Craim (Lorenzo Fortino), classe 1987, ex enfant prodige del giradischi, vincitore di innumerevoli DJ Battles, e specializzato nella fusione di mondi musicali apparentemente distanti, come reggae e scratch music, rap e punk/hardcore. Un incontro musicale che vuole uscire dagli schemi, facendo largo a nuove tendenze musicali, in cui l’attitudine all’improvvisazione e alla sperimentazione, tipica del jazz, si ritrova e si rinnova costantemente, con lo sguardo sempre rivolto al futuro, come suggerisce il titolo di questa edizione di Time in Jazz.

A precedere il concerto, alle 21.15, la consegna del premio Biorepack in Jazz, organizzato insieme all’omonimo consorzio per il riciclo degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile che viene assegnato all’artista più visionaria o visionario presente al festival. Per questa seconda edizione, la scelta è ricaduta sul giovanissimo organettista Giacomo Vardeu, che riceverà l’onorificenza dalle mani di Paolo Fresu e del presidente di Biorepack Marco Versari. (Segue-4)

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