L'attuale titolare del Dicastero della Cultura, Gennaro Sangiuliano, "è un importante e riconosciuto giornalista dei nostri Tg nazionali", "trovo perlomeno indelicato ironizzare sulle posture politiche dei suoi ex colleghi".
E' quanto dice, al quotidiano "La Repubblica", è il consigliere di amministrazione della Rai Riccardo Laganà, eletto tra i dipendenti, a commento di quanto detto da Sangiuliano riguardo ai "piccoli Stalin" che sarebbero presenti nella Tv di Stato.
Dal suo canto, Laganà fa sapere di non averli mai visti, "in compenso ho visto direttori di testata andare a convention di partito, farsi selfie con leader politici e messaggi social troppo schierati. Il problema è ciò che esiste dietro questa ironia del ministro, comune a molti politici: vedere e pensare il servizio pubblico come terra di conquista".
"Sono molti i giuristi che ritengono incostituzionale la parte dell'attuale legge che assoggetta i vertici Rai alla nomina dell'esecutivo anziché del Parlamento. Uno stato di cose che fa comodo in modo trasversale: da sempre le nomine ai Tg devono essere gradite al governo di turno, come le conduzioni di programmi chiave e alcuni spazi in palinsesto".
I prossimi turn over rappresentano "una prassi che non ha colore politico, profondamente sbagliata: i processi di scelta dovrebbero essere tracciabili e adeguatamente motivati, non giustificati dalla smania di occupare tutte le poltrone con lo scopo di orientare il consenso", continua Laganà.
Per quanto riguarda le voci su Gian Marco Chiocci alla direzione del Tg1, dice: "La valorizzazione delle risorse interne è un dovere. In Rai ci sono professionalità che attendono da tempo la loro occasione. La Tv pubblica si difende anche dicendo dei no, rifiutando le pressioni esterne".
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