La Procura romana ha optato per ricorrere alla Corte di Cassazione contro la sospensione del processo per i quattro 007 egiziani accusati di sequestro, tortura e omicidio per la morte di Giulio Regeni, ucciso al Cairo nel 2016.
Nel ricorso, il Procuratore Aggiunto, Sergio Colaiocco, fa richiesta alla Cassazione di annullare quanto deciso dal gup, che ha fatto riferimento alla decisione presa nello scorso ottobre dalla Corte d'Assise, per la quale il processo non può continuare, perchè gli imputati non hanno ricevuto gli atti.
Per la Procura capitolina, invece, è necessario dare una valutazione tecnica utile a superare la sostanziale "stasi processuale", perchè agli imputati sono state riconosciute garanzie in merito allo svolgimento di un giusto processo.
Per i magistrati di Piazzale Clodio, la Cassazione deve fare chiarezza se, per far sì che il processo venga celebrato, basti il fatto che, come ha scritto la Corte d'Assise, "vi è una ragionevole certezza che i quattro imputati egiziani hanno conoscenza dell'esistenza di un procedimento penale a loro carico avente ad oggetto gravi reati commessi in danno a Giulio Regeni".
Secondo la Procura, infine, la decisione presa dalla Corte d'Assise va in direzione opposta rispetto al provvedimento della Cassazione secondo il quale è possibile celebrare il processo in presenza di "finti inconsapevoli", anche se l'imputato non è a conoscenza dei capi d'imputazione e della data di svolgimento dell'udienza.
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