
- Prima Notizia 24
- Catanzaro - Mercoledì 4 Novembre 2026, 15:20
Truffa, richiesta di rinvio a giudizio a Roma per il governatore Occhiuto: "Non mi fermeranno"
L'inchiesta riguarda i rimborsi dalla Regione Calabria per l'utilizzo di un'autovettura. Il presidente affida la sua difesa a un video: "Piccinerie che chiarirò nell'udienza preliminare".
La Procura della Repubblica di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per l'ipotesi di reato di truffa aggravata nei confronti del presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, Roberto Occhiuto.
La notizia della chiusura dell'iter d'indagine è stata resa nota dal Fatto Quotidiano.
La linea d'accusa, le cui carte sono state trasferite per competenza territoriale da Catanzaro a Roma, verte sui rimborsi mensili da 3.893 euro percepiti da Occhiuto dall'amministrazione regionale per l'impiego di un'autovettura Audi Q4 destinata alle funzioni istituzionali.
Secondo gli inquirenti, il governatore avrebbe usufruito del servizio pur disponendo già di un'ulteriore vettura, un'Audi Q6 acquisita in leasing, per la quale beneficiava del rimborso riconosciuto dalla Regione.
Il presidente della Regione Calabria ha risposto all'iniziativa giudiziaria attraverso un video diffuso sui canali social, spiegando di essere stato informato dell'atto da un giornalista del Fatto e di non aver ancora ricevuto la notifica formale: “Chi pensasse di poter utilizzare questa vicenda per fermarmi non mi conosce. Se pensate davvero di potermi fermare in questo modo vi sbagliate perché io vado avanti”.
Entrando nel merito delle contestazioni, Occhiuto ha chiarito la propria posizione sulla gestione della mobilità istituzionale: “Dovrei ricevere una richiesta di rinvio a giudizio perché avrei utilizzato la macchina di servizio della Regione, qualche volta, non per fatti personali, ma per andare a fare dei sopralluoghi, per andare sui cantieri delle opere pubbliche che ho realizzato gestendo miliardi in questa Regione. Mi dicono che non avrei potuto utilizzare quella macchina di servizio perché percepivo, come gli altri consiglieri regionali una parte dell'indennità per la mobilità in regione. Insomma piccinerie che chiarirò benissimo nell'udienza preliminare se ha ragione, come penso, il Fatto quotidiano”.
Nel corso dell'intervento video il governatore ha poi ripercorso le tappe dell'attività d'indagine: “Sono arrabbiato. Mi sento torturato da un anno e mezzo quando ho ricevuto, per la prima volta nella mia vita, un avviso di garanzia e sono rimasto scioccato, come chiunque lo riceve e non ha mai fatto nulla di male. Mi sono dimesso, mi sono ricandidato e ho detto ai magistrati 'fate il vostro lavoro, indagate, non ho nulla da temere, controllatemi tutto a 360 gradi. Mi hanno fatto i raggi X per 18 mesi, hanno controllato tutto e oggi, secondo il Fatto, mi arriverà una richiesta di rinvio a giudizio per aver utilizzato l'auto di servizio della Regione qualche volta per andare a lavorare”.
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