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Il giudice dispone un risarcimento provvisionale di 380mila euro per la famiglia della vittima: cade l’ipotesi della legittima difesa.
Il giudice dispone un risarcimento provvisionale di 380mila euro per la famiglia della vittima: cade l’ipotesi della legittima difesa.
Si chiude con una condanna pesantissima il primo capitolo giudiziario sulla tragica serata del 20 luglio 2021 a Voghera. Il giudice Luigi Riganti del Tribunale di Pavia ha inflitto 12 anni di reclusione a Massimo Adriatici, ex assessore leghista alla Sicurezza, ritenendolo colpevole di omicidio volontario per l’uccisione di Younes El Boussettaoui.
La decisione rappresenta un netto ribaltamento rispetto all'impostazione iniziale delle indagini e supera persino le richieste dell’accusa: il Procuratore Fabio Napoleone aveva infatti sollecitato una pena di 11 anni e 4 mesi.
Il verdetto arriva al termine di un processo con rito abbreviato, il che significa che la pena finale tiene già conto della riduzione di un terzo prevista dalla legge; senza tale beneficio, la condanna sarebbe stata decisamente più alta. Il cuore del processo ha riguardato la natura dello sparo che ha colpito a morte il 39enne marocchino in piazza Meardi.
Se in un primo momento la Procura aveva contestato l'eccesso colposo in legittima difesa, la riqualificazione del reato in omicidio volontario ha cristallizzato la responsabilità diretta dell'imputato nel maneggiare l'arma.
Oltre alla detenzione, il giudice ha disposto una provvisionale di risarcimento immediata per i familiari della vittima pari a 380mila euro: nello specifico, 90mila euro andranno a testa ai genitori di Younes, mentre 50mila euro a testa sono stati riconosciuti ai due fratelli e alle due sorelle del 39enne.
All'esterno del tribunale, Bahija El Boussettaoui, sorella della vittima, ha accolto la notizia con estrema determinazione: "Siamo felicissimi. Non mi aspettavo una sentenza di condanna superiore alla richiesta del pubblico ministero. Ma non saremo davvero contenti sino a che non vedremo Adriatici entrare in carcere con le manette. Il risarcimento? E' un aspetto che in questo momento non ci interessa. Noi chiediamo solo che venga fatta giustizia per mio fratello".
La sentenza stabilisce un precedente significativo sulla gestione della sicurezza e sull'uso delle armi in contesti pubblici.
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