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  • Roma - Mercoledì 21 Ottobre 2026, 16:55

Caro carburanti, l'allarme di Ryanair: “Nel 2027 il più grande aumento delle tariffe aeree della storia, rincari fino al 20%”

Il Ceo O'Leary motiva la stima con le tensioni in Medio Oriente, la limitata copertura finanziaria sui costi del jet fuel e il taglio della capacità sui voli. La Iata dimezza le stime di redditività per il comparto mondiale.

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L'onda d'urto dell'impennata dei costi energetici travolge il trasporto aereo commerciale, prospettando un pesante aumento dei prezzi dei biglietti aerei per i passeggeri europei a partire dalla stagione invernale e durante il 2027.

A lanciare l'allarme da Bruxelles è stato l'amministratore delegato di Ryanair, Michael O'Leary, che in conferenza stampa ha delineato uno scenario critico per il settore dei voli.

Le tariffe aeree europee vedranno il loro "più grande aumento della storia" il prossimo anno, con rincari fino al 20%, ha previsto il manager della compagnia low cost.

O'Leary ha individuato le cause di questa escalation in tre elementi concorrenti: l'aumento dei costi del carburante per aerei (jet fuel) conseguente al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran; la limitata copertura finanziaria delle compagnie contro la volatilità dei prezzi (la stessa Ryanair risulta coperta appena per il 15% a 85 dollari al barile per il prossimo anno); e la ridotta disponibilità complessiva di posti sul mercato a causa delle operazioni di fusione e dei fallimenti societari registrati negli ultimi mesi.

L'analisi dell'operatore irlandese trova riscontro nelle proiezioni dell'Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA). L'organismo, che rappresenta circa 350 vettori globali, ha dimezzato le stime di redditività dell'intero comparto per il 2026 a causa delle tensioni in Medio Oriente, che hanno sottratto dall'offerta globale circa 10 milioni di barili al giorno (pari al 13% della domanda mondiale), spingendo temporaneamente il greggio fino a 150 dollari al barile e il jet fuel oltre quota 200 dollari.

Sul piano operativo, le prime contromisure sono già evidenti: EasyJet ha segnalato un aggravio dei costi di carburante per 105 milioni di sterline su base annua, annunciando la soppressione di circa 700 mila posti dalla propria offerta invernale. L'instabilità dell'area mediorientale e dello Stretto di Hormuz sta costringendo la logistica petrolifera globale a ridisegnare le rotte di rifornimento.

Per compensare i minori flussi dal Golfo Persico, l'Europa ha incrementato le importazioni di jet fuel da mercati più distanti quali Stati Uniti, India e Nigeria, ricorrendo a tratte navali inusitate come quella percorsa dalla petroliera Nord Ventura, giunta dalla Louisiana a Melbourne con 300 mila barili di carburante per aviazione.

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