Il Vero Grande Tradimento della storia. L’incontro di Teano? Una fake news.

Massimo Fioranelli, il grande fisiologo romano oggi ci spiega perché “Avere una Patria significa essere figli della nostra storia, essere inseriti in una catena che collega il passato al futuro. Ma la Nazione è qualcosa di più di uno Stato, è anima, spirito, sentimento, senso di appartenenza, amore e gratitudine”. Ma la sua analisi non si ferma qui.

di Massimo Fioranelli
Domenica 30 Luglio 2023
Roma - 30 lug 2023 (Prima Notizia 24)

Massimo Fioranelli, il grande fisiologo romano oggi ci spiega perché “Avere una Patria significa essere figli della nostra storia, essere inseriti in una catena che collega il passato al futuro. Ma la Nazione è qualcosa di più di uno Stato, è anima, spirito, sentimento, senso di appartenenza, amore e gratitudine”. Ma la sua analisi non si ferma qui.

Il globalismo del grande reset intende abolire le nazioni, cancellare il passato, privarci della nostra millenaria cultura, sopprimere il sentimento di identità nazionale; per questo l’Europa fa del  tutto per distruggere il passato, recidere le radici e devastare l'idea di Patria e di Nazione.

Ma per comprendere il presente bisogna conoscere la storia di questa nazione, ed è  necessario compiere un viaggio a ritroso nel tempo e cercare di districarsi dal groviglio delle menzogne che i vincitori hanno scritto nei libri di storia.

Il 25 aprile 1859 in Egitto, possedimento britannico, inizia la costruzione del Canale di Suez, ed, in un certo senso, cambia il destino del nostra futura nazione. Dietro al processo di unificazione italiana si cela una guerra tra le grandi potenze europee, Francia, Gran Bretagna ed Austria, per il controllo della Penisola, appetibile per il suo elevato valore economico e geostrategico.

Parigi ambisce al controllo del canale di Suez per consolidare la propria supremazia rispetto a Londra e riconosce che un'Italia francofona situata nel centro del Mediterraneo potrebbe garantire e proteggere l'enorme investimento necessario per la costruzione del canale di Suez.

La costruzione del Canale coinvolge diverse potenze, tra cui Inghilterra, Francia, Austria e il Regno Sabaudo. Mentre Parigi intravede una strategia per affermare la propria supremazia, gli Inglesi percepiscono tali intenzioni e decidono di intervenire in modo deciso ed autonomo. Londra auspica un'Italia unita, ma la preferirebbe "made in England", per cui sostiene  il suo obiettivo strategico principale: la distruzione del Regno delle due Sicilie..

Un regno governato al tempo da Re Ferdinando II, protagonista di uno sviluppo sociale ed economico senza precedenti; notevole il contributo profuso per la marina del Regno. Tra il 1850 e il 1859, la flotta mercantile Borbonica raggiunse il suo apice, e nei cantieri della penisola sorrentina furono costruiti i primi bastimenti capaci di navigare in tutto il mondo. Inoltre la politica del Regno, volta all'integrazione tra sistema marittimo e sistema ferroviario, favori una crescita economica spettacolare.

La gestione finanziaria del Regno delle due Sicilie si caratterizzava per una spesa pubblica estremamente oculata. Secondo i dati pubblicati da Lamberto Rimondini (L’altra Storia D’Italia, Arianna Editrice) alla fine del 1859, la situazione finanziaria vedeva il debito pubblico del Regno di Napoli ammontare a Lire 411.475.000, mentre quello del Regno di Piemonte era di 1.121.430.000; nel 1861, il debito pubblico piemontese raggiunse la cifra astronomica di 2 miliardi di Lire, una somma al limite della bancarotta per un piccolo Stato come il Piemonte. Nel Sud, che raccoglieva un terzo della popolazione italiana, circolava il doppio della moneta rispetto al resto d'Italia. Al momento dell'annessione, il Regno delle due Sicilie possedeva 443.200.000 di Lire, mentre tutti gli altri Stati preunitari insieme avevano un patrimonio di 225.200.000 di Lire; il Regno dei Savoia possedeva appena 27.000.000 di Lire. La valuta piemontese era considerata carta straccia, mentre quella del Regno delle due Sicilie era solida e convertibile: la moneta borbonica possedeva un valore intrinseco per la quantità di oro ed argento accantonata. Nell'Esposizione Internazionale di Parigi del 1856, il Regno delle due Sicilie risultava la terza potenza europea e la sua potente flotta rappresentava una minaccia per il predominio marittimo britannico.

Sir James Hudson, abilissimo Ambasciatore diplomatico inglese e Ministro di Sua Maestà britannica a Torino dal 1852 al 1863, mise in atto una strategia finalizzata ad eliminare il principale concorrente commerciale della Corona inglese nel Mediterraneo, il regno delle due Sicilie ed, allo stesso tempo, limitare le interferenze francesi nel processo di unificazione italiana.

Per Londra esisteva un solo obiettivo prioritario: distruggere il Regno delle due Sicilie, il principale concorrente commerciale, ed impadronirsi delle sue risorse auree. La diplomazia inglese si adoperò per sottomettere il neonato Regno d'Italia attraverso l'influenza degli speculatori finanziari di Londra ed eterodiresse la politica di Vittorio Emanuele II.

Hudson  raccolse fondi per finanziare l'operazione volta alla distruzione del Regno delle due Sicilie e reclutò migliaia di volontari, spesso malavitosi, provenienti da diverse parti d'Europa e dagli Stati Uniti. Nonostante tutto seppe mantenere una superficiale buona relazione con Francesco II e segretamente si accordò  con Vittorio Emanuele II e Cavour, coinvolgendo Garibaldi nella sua trama.

Il celebre "eroe dei due mondi", Garibaldi, altro non era che un mercenario navigato; tra il 1835 e il 1848, combatte’ in America Latina, dove per anni aveva prestato i suoi servigi a Londra; non a caso era affiliato alla Loggia Massonica "Les Amis de la Patrie" di Montevideo. La sua spietatezza e l'efficacia nel raggiungere risultati senza rappresentare ufficialmente uno Stato lo rendevano un individuo ideale per i piani di Hudson e, nel caso in cui Vittorio Emanuele II e Cavour avessero lontanamente pensato  di violare gli accordi stabiliti, avrebbe esercitato una pressione costante su di loro.

I rapporti amichevoli tra i Borbone e lo Stato Pontificio costituirono una seria preoccupazione per la massoneria inglese, la quale mirava ad eliminare le monarchie cattoliche e a ridimensionare il potere del Papa. Alcuni politici, come Lord Palmerston (primo ministro britannico) e Lord Gladstone (cancelliere dello scacchiere), nonché figure come Vittorio Emanuele II, Cavour e Garibaldi, erano strenui oppositori dei Borbone ed avversari feroci della Chiesa; tutti accomunati dalla loro appartenenza alla massoneria e nel desiderio di accaparrarsi le ricchezze dei Borbone ed i beni della Chiesa.

Il Regno delle due Sicilie, al centro del Mediterraneo, rappresentava una tappa fondamentale per le rotte di navigazione verso Suez ed era facile prevedere che, con l'apertura del canale, i traffici commerciali di Napoli avrebbero ricevuto un ulteriore impulso grazie alla rapida connessione con l'Oriente. Londra, per primeggiare nelle rotte commerciali, già controllava territori chiave come Gibilterra e Malta.

Anche gli accordi commerciali tra Napoli e Mosca, che consentivano alla flotta russa di navigare nel Mediterraneo utilizzando i porti del Regno delle due Sicilie come basi di appoggio, destavano preoccupazione a Londra. Inoltre lo zolfo siciliano, componente fondamentale nella produzione della polvere da sparo, talmente abbondante sull'isola da esserne il principale produttore mondiale, rappresentava un ulteriore obiettivo strategico per Londra.

I Borbone, circondati dal mare ed a nord dallo Stato Pontificio, si ritenevano al sicuro dai pericoli, e  non si resero conto che, nonostante fosse il loro principale partner commerciale, Londra era il principale avversario.

In questo contesto avviene la spedizione garibaldina, che, nell’immaginario collettivo, ha il sapore di un'avventura epica secondo cui, mille uomini, salpano all'improvviso da Quarto, al nord, e sbarcano a Marsala, al sud. Combattono valorosamente e vincono più volte contro un esercito forte, organizzato, che contava circa 100.000 soldati in tempo di pace e circa 138.000 in tempo di guerra, Gli stessi mille arrivarono a Napoli, capitale di un regno oppressivo secondo la propaganda della stampa controllata dalla massoneria (un antico vizio),  ed unirono patriotticamente la nazione. In realtà, la spedizione non fu’ ne improvvisata ne spontanea ma, al contrario, fu’ pianificata e studiata in dettaglio dall' Ambasciatore James Hudson, in concerto con l'apparato politico britannico. Si mise cosi in moto un organizzazione per raccogliere il denaro necessario a finanziare l'operazione e per corrompere gli uomini chiave legati ai Borbone: reclutare mercenari da tutto il mondo (in particolare ex galeotti e malavitosi), e fu creata la "Legione Britannica” (formata  prevalentemente da killer scozzesi) da affiancare a Garibaldi.

Le spese per accaparrarsi l’Italia in via di costituzione furono colossali: tre milioni di franchi francesi solo per comprare il tradimento dei Borbonici nei posti chiave. Alla vigilia della spedizione, tutti sapevano cosa stesse per accadere, tranne il Governo di Napoli, a cui stranamente, non giunsero mai quei telegrammi e quelle segnalazioni che normalmente vengono inviate dalle ambasciate internazionali. Una vera e propria congiura internazionale, che nei tempi moderni sarebbe tacciata di “complottismo”, portò alla caduta del Regno delle due Sicilie.

La traversata partì da Quarto il 5 maggio 1860 a bordo della "Lombardo'" e della "Piemonte", due navi ufficialmente rubate alla società “Rubattino", in realtà fornite dall'interessato armatore genovese amico di Cavour. Garibaldi imbarcò 1.500 uomini,  quasi tutti malavitosi. La rotta delle navi non fu’ casuale, così come non lo fu’ il luogo dello sbarco: Marsala era una base commerciale inglese dal 1773. Il 10 maggio, alla vigilia dello sbarco, I'ammiragliato inglese a Londra dette l'ordine ai piroscafi bellici "Argus" e "Intrepid", ancorati a Palermo, di portarsi a Marsala; ufficialmente per proteggere i sudditi inglesi, ma in realtà arrivarono con il preciso compito di favorire l'entrata in rada delle navi piemontesi. L'approdo avvenne proprio difronte al Consolato inglese e alle fabbriche inglesi di vini "Ingham" e "Whoodhouse" , scortati dai piroscafi britannici che, con I'alibi della protezione delle fabbriche, ostacolarono le manovre dell'incrociatore napoletano "Stromboli", giunto sul posto insieme al piroscafo "Capri" ed alla fregata a vela "Partenope”.

Il 13 maggio 1860, Garibaldi occupò Salemi, assistito dal potente barone SanťAnna, che si uni’ a lui insieme alla sua banda di "piccíotti". Da Salemi, Garibaldi si autoproclamò "dittatore delle due Sicilie nel nome di Vittorio Emanuele II, Re d'Italia". Il 15 maggio, nella storica battaglia di Calatafimi, i garibaldini sfidano i soldati borbonici al comando del Generale Landi.

La storiografia ufficiale descrive questo conflitto come un miracolo dei garibaldini, ma in realtà si presume che si tratto’ di  un accordo orchestrato dallo stesso generale borbonico. Gli eventi della  battaglia di Calatafimi inducono a ritenere un vero e proprio  tradimento il comportamento del generale Landi.

I garibaldini, decimati dai soldati napoletani guidati dal comandante borbonico Sforza, stavano per essere annientati, ed il generale Nino Bixio chiese a Garibaldi di ordinare la ritirata. Tuttavia, a sorpresa, Landi, sebbene in schiacciante superiorità numerica, ordinò la ritirata, disorientando gli uomini vittoriosi di Sforza. Nel contempo Garibaldi comandò  di colpire alle spalle i soldati napoletani. Questa è la storia di quella che è stata decantata come la vittoria di Calatafimi; conclusione che non sarebbe stata possibile senza il tradimento di Landi, uno dei molti ufficiali borbonici che decise di tradire e collaborare con Garibaldi. Landi, accusato di tradimento da Francesco II, venne confinato sull'isola d'Ischia, ma un anno dopo, guarda caso,  diventò generale di corpo d'armata dell'esercito sabaudo in pensione.

Le banche di Londra e Parigi giocarono un ruolo finanziario cruciale nell'invasione. Il 6 settembre 1860, Garibaldi giunse a Napoli, comodamente in treno da Vietri, accolto dal Ministro degli Esteri francese Alexandre Bernier (barone di Renaudière), in base agli accordi tra Londra e Parigi che prevedevano una ricompensa economica per l'impresa. Parigi elargì a Garibaldi una somma enorme, 80 milioni di Lire, come ricompensa dello sporco lavoro svolto.

Il 15 settembre 1860, Garibaldi fece il suo  trionfale ingresso a Napoli. Successivamente, con l'assedio delle fortezze di Capua e Gaeta, il Regno delle due Sicilie giunse al termine. Il re  Vittorio Emanuele II ordinò  il bombardamento con esplosivi al gas tioetere di cloroetano (gas mostarda), già sperimentate in Crimea, che farà strage di popolazioni inermi.

La storia ufficiale ci narra di un incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II a Teano, in cui Garibaldi consegna il sud Italia appena conquistato al Re, il 26 ottobre 1860; in effetti i due non si incontrarono mai, come documentato dal dispaccio elettrico del 27 ottobre 1860, che evidenzia la significativa distanza tra l'esercito sabaudo ed i mercenari garibaldini.

Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II si autoproclama Re d'Italia. Tuttavia, a conferma che si tratta di una guerra di conquista e non di una guerra d'indipendenza patriottica, Vittorio Emanuele II mantiene la numerazione progressiva dei Savoia anziché assumere il titolo di Vittorio Emanuele I Re d'Italia. La dichiarazione del Regno d'Italia, fatta il 17 marzo 1861, redatta in lingua francese. Il regime di schiavitù della nostra patria era appena iniziato.

Fonte storica: Lamberto Rimondini , L’altra Storia D’Italia, Arianna Editrice.


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