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  • Roma - Lunedì 22 Giugno 2026

Keir Starmer lascia Downing Street: il premier annuncia le dimissioni dopo meno di due anni. Ora il Labour punta su Andy Burnham

Keir Starmer si dimette da leader laburista e primo ministro, segnando la fine di un'era politica instabile nel Regno Unito.

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Keir Starmer ha annunciato le proprie dimissioni da leader del Partito Laburista e da primo ministro britannico, mettendo fine a una stagione politica iniziata meno di due anni fa con una vittoria elettorale schiacciante che sembrava destinata a ridisegnare il futuro del Regno Unito. L'annuncio è arrivato davanti al numero 10 di Downing Street, al termine di giorni segnati da pressioni interne e richieste sempre più insistenti da parte di esponenti del suo stesso partito affinché aprisse la strada a una nuova leadership. Visibilmente emozionato, Starmer ha spiegato di aver scelto di fare un passo indietro per il bene del Paese. "La domanda che il mio partito si sta ponendo è se io sia ancora la persona giusta per guidarlo alle prossime elezioni. Per questo ho deciso di mettere il Paese al primo posto."

Il tramonto di un premier arrivato al potere con una maggioranza record

La parabola politica di Starmer appare sorprendente per velocità e dimensioni. Quando conquistò Downing Street, il leader laburista poteva contare su una delle maggioranze parlamentari più ampie degli ultimi decenni. Dopo anni di governo conservatore, molti elettori avevano visto in lui la figura capace di riportare stabilità e credibilità nelle istituzioni britanniche. Eppure, nel giro di pochi mesi, il consenso attorno alla sua leadership ha iniziato a sgretolarsi. La crescente insoddisfazione dell'opinione pubblica, una serie di decisioni contestate e l'incapacità di costruire una narrazione politica forte hanno progressivamente indebolito la sua posizione fino alla resa finale.

Il settimo premier britannico dall'epoca Brexit

Con l'uscita di scena di Starmer, il Regno Unito si prepara ad avere il settimo primo ministro dall'epoca del referendum sulla Brexit. Un dato che fotografa la profonda instabilità vissuta dalla politica britannica nell'ultimo decennio. Dal voto del 2016, che sancì l'uscita dall'Unione Europea, Londra ha assistito a una successione continua di leader, governi e cambi di strategia che hanno spesso reso difficile garantire continuità all'azione politica. Le dimissioni di Starmer arrivano proprio alla vigilia dell'anniversario del referendum che cambiò per sempre la storia politica del Paese.

Le critiche alla sua leadership

Molti osservatori ritengono che il principale limite di Starmer sia stato quello di non riuscire mai a definire una chiara identità politica. Ex avvocato e già procuratore generale del Regno Unito, il leader laburista è stato spesso descritto come un uomo delle istituzioni più che della politica. Una caratteristica che inizialmente era stata considerata un punto di forza, ma che con il passare del tempo si è trasformata in un elemento di debolezza.ì A pesargli è stata soprattutto la percezione di una leadership troppo tecnica, poco empatica e incapace di interpretare il malessere di una parte crescente dell'elettorato.

Gli errori che hanno accelerato la crisi

Tra le decisioni che hanno contribuito ad alimentare il malcontento viene spesso ricordato il taglio dei sussidi energetici destinati ai pensionati. Una misura che ha provocato dure reazioni e che ha segnato uno dei primi momenti di rottura tra il governo e una parte dell'opinione pubblica. Non meno pesanti sono state le critiche per la gestione delle tensioni sociali e delle proteste esplose nel Paese negli ultimi mesi. Secondo molti detrattori, Starmer avrebbe affrontato questi fenomeni esclusivamente dal punto di vista dell'ordine pubblico, senza affrontarne le cause più profonde.

Gli scandali e le accuse di incoerenza

A complicare ulteriormente la situazione sono arrivate anche alcune polemiche che hanno coinvolto esponenti del Partito Laburista. Dopo aver costruito gran parte della propria immagine politica sulla promessa di riportare integrità e trasparenza nella vita pubblica, il governo è stato investito da critiche legate ai rapporti con finanziatori e sostenitori del partito. Vicende che hanno alimentato accuse di incoerenza e contribuito a indebolire ulteriormente la credibilità dell'esecutivo.

Il caso Mandelson e la rottura definitiva

Per molti analisti il momento decisivo è stato rappresentato dalla controversa nomina di Lord Peter Mandelson come ambasciatore britannico a Washington. Una scelta che ha provocato malumori all'interno del partito e acceso nuove polemiche sulla direzione politica del governo. Da quel momento le contestazioni interne sono diventate sempre più frequenti e la fiducia nei confronti del premier ha iniziato a crollare rapidamente. Negli ultimi giorni anche diversi ministri considerati vicini a Starmer lo avrebbero invitato a preparare una transizione ordinata verso una nuova leadership.

L'omaggio alla famiglia nel discorso d'addio

Nel suo intervento davanti a Downing Street, Starmer ha voluto dedicare le parole più sentite alla moglie Victoria e ai figli. "Quando lascerò questo incarico, dedicherò più tempo al lavoro più importante di tutti: essere il miglior marito possibile e il miglior padre possibile." Parole pronunciate con evidente emozione e che hanno rappresentato il passaggio più personale di un discorso incentrato sul bilancio dei risultati raggiunti durante il suo mandato. L'ex premier ha rivendicato di aver rafforzato l'economia britannica, aumentato i salari e restituito credibilità internazionale al Regno Unito.

Il sostegno dei leader europei

Poco dopo l'annuncio delle dimissioni sono arrivati i primi messaggi da parte dei leader internazionali. Tra questi quello della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha ringraziato Starmer per il contributo dato alla sicurezza europea e al sostegno dell'Ucraina. Un riconoscimento che testimonia il ruolo centrale svolto dal Regno Unito nello scenario internazionale durante il suo mandato.

Ora tocca ad Andy Burnham

Tutti gli occhi sono ora puntati su Andy Burnham, sindaco di Manchester e figura molto popolare all'interno del mondo laburista. Considerato da molti un politico vicino ai problemi quotidiani delle persone, Burnham ha costruito negli anni un forte consenso nel Nord dell'Inghilterra, al punto da essere soprannominato da alcuni osservatori il "re del Nord". Tifoso dell'Everton, cattolico e da sempre legato ai temi sociali, viene descritto come una figura capace di parlare sia all'elettorato popolare sia ai ceti più istruiti. Salvo sorprese, sarà lui a raccogliere l'eredità di Starmer e a guidare il Labour nella prossima fase politica.

Una nuova fase per il Regno Unito

Le dimissioni di Keir Starmer aprono dunque un nuovo capitolo nella storia politica britannica. La sua uscita di scena segna la fine di un progetto che aveva promesso di riportare stabilità dopo gli anni turbolenti della Brexit, ma che non è riuscito a consolidare il consenso ottenuto alle urne. Ora spetterà ad Andy Burnham tentare di ricostruire il rapporto tra il Partito Laburista e gli elettori, in un Paese che continua a fare i conti con profonde divisioni economiche, sociali e politiche. E mentre Starmer si prepara a lasciare Downing Street, il Regno Unito si ritrova ancora una volta a voltare pagina, confermando l'instabilità che caratterizza ormai da anni la politica britannica.

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