Marina Berlusconi: "La persecuzione di mio padre non si ferma neppure davanti alla sua morte"
"Siamo incastrati in un gioco assurdo, che ci costringe a un eterno ritorno alla casella di partenza".
(Prima Notizia 24)
Lunedì 17 Luglio 2023
Roma - 17 lug 2023 (Prima Notizia 24)
"Siamo incastrati in un gioco assurdo, che ci costringe a un eterno ritorno alla casella di partenza".
"Abbiamo diritto a una giustizia che, come si legge nelle aule di tribunale, sia 'uguale per tutti'. Per tutti, senza che siano certe Procure a decidere chi sì e chi no".

Così Marina Berlusconi, in un articolo sul Giornale, entra nel dibattito relativo alla riforma della giustizia, portando la propria "testimonianza", oltre a una "denuncia, innanzitutto come figlia".

"La persecuzione di cui mio padre è stato vittima, e che non ha il pudore di fermarsi nemmeno davanti alla sua scomparsa, credo contenga in sé molte delle patologie e delle aberrazioni da cui la nostra giustizia è afflitta", prosegue.

La figlia del leader di Forza Italia, scomparso il 12 giugno, e attuale presidente di Fininvest, nello specifico, fa riferimento all'inchiesta della Procura di Firenze, relativa alle stragi mafiose del 1993-94: "Ha aspettato giusto un mese dalla sua scomparsa, la Procura di Firenze, per riprendere imperterrita la caccia a Berlusconi, con l'accusa più delirante, quella di mafiosità. Mentre nel Paese il conflitto tra magistratura e politica è più vivo e violento che mai".

"Siamo incastrati in un gioco assurdo, che ci costringe a un eterno ritorno alla casella di partenza. È una sensazione sconfortante, perché sembra che ogni ipotesi di riforma diventi motivo di scontro frontale, a prescindere dai suoi contenuti. Sia ben chiaro, spetta solo a politica e istituzioni, nel rispetto del dettato costituzionale, affrontare problemi gravi come questo. Sento però la necessità di portare una testimonianza, e una denuncia, innanzitutto come figlia", continua Berlusconi.

"È una storia che vede una sia pur piccola parte della magistratura trasformarsi in casta intoccabile e soggetto politico, teso solo a infangare gli avversari, veri o presunti", aggiunge, rivolta al direttore del Giornale, Augusto Minzolini.

"L'avviso di garanzia serve così solo a garantire che l'indagato venga subito messo alla gogna: seguiranno le canoniche intercettazioni, anche le più lontane dal tema dell'inchiesta. Ma tutto serve a costruire la condanna mediatica, quella che sta loro davvero a cuore, prima ancora che il teorema dell'accusa venga vagliato da un giudice terzo. Un meccanismo diabolico, questa tenaglia pm-giornalisti complici che rovina la vita ai diretti interessati ma anche condiziona, e nel caso di mio padre si è visto quanto, la vita democratica del Paese, avvelena il clima, calpesta i più sacri principi costituzionali", prosegue.

Si tratta, aggiunge la presidente di Fininvest, di un "fine pena mai", neanche con la scomparsa di suo padre.

"Ci sono ancora pm e giornalisti che insistono nella tesi, assurda, illogica, molto più che infamante, secondo cui mio padre sarebbe il mandante delle stragi mafiose del 1993-94. È qualcosa di talmente enorme che fatico perfino a scriverlo", continua, per poi ricordare le misure del padre contro la criminalità.

"Contro Cosa Nostra nessun altro esecutivo ha mai fatto tanto. Ma tutto questo non basta. La lettera scarlatta giudiziaria che marchia l'avversario resta indelebile, gli sopravvive. E il nuovo obiettivo è chiaro: la damnatio memoriae. No, purtroppo la guerra dei trent'anni non è finita con Silvio Berlusconi. E non riguarda di certo soltanto lui. Perché un Paese in cui la giustizia non funziona è un Paese che non può funzionare. Non m'illudo che, dopo tanti guasti, una riforma basti a restituirci alla piena civiltà giuridica. Ma penso, e spero, che chi ha davvero il senso dello Stato debba fare qualche passo importante. Non dobbiamo, non possiamo rassegnarci", conclude.

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