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  • Roma - Venerdì 23 Ottobre 2026, 15:15

Suicidio assistito, "Ditelo sui Tetti": "L'Umbria legifera sulla morte mentre restano le carenze delle cure"

"La libertà non è abbandonare chi soffre".

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"La libertà non è abbandonare chi soffre. Una società civile cura e accompagna, non trasforma la morte in una risposta alla fragilità". Lo sostengono Elena Fruganti e Domenico Menorello del network Ditelo sui Tetti, commentando l’approvazione della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito.

"La contraddizione è evidente: la presidente Stefania Proietti ha richiamato la necessità di un maggiore confronto e di potenziare cure palliative, hospice e assistenza, aspetti sui quali la Giunta deve ancora dare risposte adeguate. Eppure, il Consiglio regionale ha proceduto all’approvazione della legge. Non basta riconoscere le criticità se poi si va avanti senza aver sciolto i nodi fondamentali", affermano Menorello e Fruganti.

"Prima di disciplinare una procedura di morte, la Regione dovrebbe garantire cure tempestive e accessibili, sostegno psicologico e assistenza domiciliare adeguata. Nessuno dovrebbe arrivare a desiderare la morte perché non trova sollievo al dolore, accompagnamento o risposte concrete ai propri bisogni", proseguono.

"Una legge, infatti, non ha soltanto valore normativo, ma anche culturale: indica ciò che una comunità riconosce come bene e contribuisce a orientare la mentalità comune. Legittimare il suicidio assistito rischia di indebolire il riconoscimento del valore intrinseco della vita, proprio quando è più fragile e dipendente. Una società giusta non offre la morte come risposta alla fragilità: si assume la responsabilità di curare, assistere e accompagnare", sostengono Fruganti e Menorello.

I due esponenti del network criticano anche il percorso legislativo: "La stessa lista della presidente ha richiamato l’esigenza di un maggiore confronto e si è appellata alla libertà di coscienza. Ma la presidente ha poi scelto di non partecipare al voto. Su questioni che toccano la vita umana, la libertà di coscienza non può restare una dichiarazione di principio e il confronto non può ridursi a un adempimento formale".

"La dignità umana non dipende dalla salute, dall’autonomia o dall’efficienza. Ogni persona conserva un valore inviolabile, soprattutto quando è vulnerabile. La vera civiltà si misura dalla capacità di prendersi cura di chi è fragile, non dalla rapidità con cui si predispone una procedura per morire", concludono Menorello e Fruganti.

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