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Economia

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Giovedì 22 Ottobre 2026, 19:30

Fondo Italiano d'Investimento punta a 2 miliardi nel 2026 per le filiere strategiche e il Made in Italy

Durante l'Annual General Meeting a Palazzo Colonna presentate le nuove iniziative su energia, difesa, blue economy e PMI. Il piano 2026-2030 mira a 5,5 miliardi di capitali mobilitati.

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Raggiungere un obiettivo di raccolta complessiva di circa 2 miliardi di euro, tra fondi diretti e indiretti, attraverso le iniziative lanciate nel corso del 2026 a sostegno della competitività del sistema produttivo nazionale.

È quanto emerso a Roma in occasione dell'Annual General Meeting del Fondo Italiano d'Investimento (FII), svoltosi a Palazzo Colonna alla presenza del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e di oltre 200 rappresentanti tra istituzioni, investitori e manager.

Le risorse saranno destinate prioritariamente a comparti chiave come l'energia, la transizione ecologica, l'aerospazio, la difesa, la navalmeccanica, la blue economy e le materie prime critiche, affiancati da interventi dedicati alla digitalizzazione e alla finanza alternativa per le piccole e medie imprese.

L'architettura finanziaria avviata nell'anno si articola in quattro veicoli principali. Il Fondo Filiere Strategiche punta a un target di raccolta fino a 800 milioni di euro per rafforzare la resilienza dei settori industriali chiave.

Il Fondo Imprese, veicolo operativo del Fondo Nazionale del Made in Italy, mette a disposizione 600 milioni di euro per la crescita e la digitalizzazione della rete d'impresa.

Sul fronte dei fondi di fondi, il FOF Private Debt Italia III punta a 300 milioni di euro per diversificare i canali di credito rispetto al circuito bancario tradizionale, mentre il FOF Impact II fissa l'obiettivo a 200 milioni di euro per investimenti capaci di coniugare rendimenti di mercato e impatto sociale o ambientale misurabile. Il quadro macroeconomico e le prospettive d'impiego del capitale privato sono stati analizzati dai vertici della società di gestione.

“Il contesto di mercato sta premiando operatori in grado di coniugare dimensione, competenze specialistiche e capacità di creare valore industriale. Nel corso del 2025 le dinamiche della raccolta di private equity e venture capital hanno espresso questa tendenza, dimostrando una crescente selettività degli investitori nell’allocazione del capitale. In un Paese in cui le PMI rappresentano la dorsale del tessuto produttivo e la principale fonte di occupazione, la sfida è accompagnare le eccellenze imprenditoriali nei percorsi di crescita dimensionale, rafforzare le filiere strategiche e favorire la nascita di campioni nazionali capaci di competere su scala internazionale. È una sfida che richiede capitale, competenze e una visione di lungo periodo” ha dichiarato Barbara Poggiali, Presidente di Fondo Italiano d’Investimento.

A delineare la traiettoria industriale verso la fine del decennio è stato l'Amministratore Delegato, indicando gli obiettivi del piano industriale. “Con il Piano Strategico 2026-2030 tracciamo una nuova traiettoria di crescita per Fondo Italiano d’Investimento, con l’ambizione di consolidare il nostro ruolo di investitore di mercato e piattaforma catalitica per lo sviluppo del private capital italiano. Attraverso il lancio di otto nuovi fondi, il raggiungimento di circa 5,5X miliardi di euro di capital commitment e commissioni attese intorno ai 40 milioni di euro entro il 2030, puntiamo ad ampliare la nostra capacità di mobilitare capitali a sostegno della crescita e della competitività del Paese.

In questo contesto, il Fondo Filiere Strategiche e il Fondo Flexible Capital rappresentano due nuovi pilastri nella nostra visione: il primo è volto a rafforzare i corridoi industriali strategici che attraversano i comparti chiave dell’economia nazionale, favorendone l’integrazione, la resilienza e la capacità di competere su scala globale; il secondo è pensato per ampliare il ventaglio di soluzioni di capitale a disposizione delle imprese, accompagnandone i percorsi di sviluppo. Il nostro obiettivo è generare un autentico doppio dividendo, coniugando rendimenti di mercato per gli investitori e valore strutturale per il sistema economico nazionale. Le iniziative già avviate nel corso del 2026, per circa 2 miliardi di euro, rappresentano una prima e concreta manifestazione della nostra capacità di esecuzione e dell’ambizione che ispira questo percorso” ha dichiarato Domenico Lombardi, Amministratore Delegato di Fondo Italiano d’Investimento.

L'incontro è stato arricchito dai contributi emersi durante la tavola rotonda dedicata all'agenda per la competitività e al ruolo del private capital a sostegno del tessuto produttivo italiano.

Nel corso del dibattito, l'Amministratore Delegato di Isoclima Group, Liviana Forza, ha sottolineato: “Per sostenere la crescita è essenziale continuare a investire in innovazione, rafforzando le competenze distintive fatte di know-how e tecnologie, ma anche di capacità e competenze industriali radicate sul territorio. E' in questo modo che si crea un'industria forte per le filiere strategiche nazionali e competitiva a livello internazionale”.

Sulla centralità della catena di fornitura per il comparto navale è intervenuto Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri: “La competitività della cantieristica si costruisce anche attraverso la solidità e la qualità della filiera che la sostiene. Le PMI rappresentano un patrimonio di professionalità specializzate, know-how e capacità di innovazione che contribuisce in modo determinante alla realizzazione di navi sempre più complesse e al posizionamento delle imprese sui mercati internazionali. Per questo, crediamo sia fondamentale sviluppare relazioni industriali di lungo periodo, favorendo la crescita delle competenze, gli investimenti e l’evoluzione dei processi produttivi. Rafforzare la filiera significa rendere l’intero sistema più resiliente e competitivo, generando valore che si estende ben oltre il singolo cantiere e coinvolge una pluralità di settori dell’industria”.

Sul versante dell'integrazione tra credito e patrimonio d'impresa si è espressa Elena Goitini, Amministratore Delegato di BNL e Responsabile BNP Paribas per l’Italia: "Le PMI sono la dorsale del Paese, ma la loro crescita non può poggiare sul solo credito: servono credito, capitale e competenze. Banca e private capital non sono alternativi, sono complementari: la banca conosce l'impresa e il territorio, il private capital porta equity, governance e orizzonte di lungo periodo. Come BNL e BNP Paribas, con una rete in oltre 60 Paesi, vogliamo essere la porta d'ingresso delle imprese italiane al Sistema Paese e ai mercati globali. Perché senza sistema le transizioni restano incomplete”.

Il valore strategico della finanza privata per i settori ad alta tecnologia è stato evidenziato da Lorenzo Mariani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardo: “La crescita dell’aerospazio e della difesa offre nuove opportunità per le PMI italiane, ma richiede un salto di qualità negli investimenti in innovazione, tecnologie e capacità produttiva. In questo percorso, il capitale privato può svolgere un ruolo strategico, accelerando la crescita dimensionale e il consolidamento industriale. Fare sistema tra grande industria, PMI, finanza e istituzioni, con una visione di lungo periodo, è la chiave per rafforzare la competitività della filiera nazionale e accrescerne il ruolo nei grandi programmi internazionali”.

La prospettiva delle grandi infrastrutture di rete e della sicurezza nazionale è stata affrontata da Pasqualino Monti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Terna: "Per una PMI che vuole diventare partner stabile della filiera di un grande operatore infrastrutturale come Terna servono affidabilità, solidità economico-finanziaria, competenze tecniche e capacità organizzativa. Una piattaforma come il Fondo Italiano d’Investimento può accompagnare le PMI nei percorsi di crescita, sostenendo investimenti, ricerca e sviluppo. Oggi la catena di fornitura non è più soltanto una funzione di supporto agli investimenti. È diventata una componente della sicurezza energetica del Paese”.

Sul fronte della mobilitazione delle risorse per l'economia reale è intervenuto Dario Scannapieco, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Cassa Depositi e Prestiti: “In un contesto globale in profonda trasformazione, la competitività del Paese dipende sempre più dalla capacità di attrarre e mobilitare capitali e competenze verso l’economia reale. Il ruolo del Private Capital è determinante per accompagnare la crescita e l’innovazione delle imprese, rafforzando al tempo stesso le filiere strategiche e la resilienza del nostro sistema produttivo”.

Infine, il quadro delle infrastrutture energetiche e della transizione è stato tracciato da Agostino Scornajenchi, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Snam: “La sicurezza energetica significa sicurezza nazionale, e per questo va costruita nel tempo, molto prima che arrivino le crisi, attraverso infrastrutture flessibili e diversificate. Occorre far leva su una pluralità di fonti: più che di una transizione, abbiamo bisogno di una vera e propria integrazione energetica, affinché tutte le tecnologie disponibili ci aiutino a fronteggiare una domanda di energia in aumento, nell’interesse del Paese”.

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