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  • Roma - Mercoledì 1 Luglio 2026

DDL Caccia: Pro Natura scrive ai Deputati di Forza Italia

Green Impact e Attivisti Gruppo Randagio, hanno chiesto al partito fondato da Berlusconi, di riconsiderare il supporto al cosiddetto DDL Sparatutto. Centinaia i morti per incidenti durante l'attività venatoria negli ultimi anni

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La Presidente dell'associazione Green Impact aderente alla Federazione Nazionale Pro Natura, Gaia Angelini, insieme ad Attivisti Gruppo Randagio, per sollecitare un ripensamento del sostegno di Forza Italia al cosiddetto DDL Caccia Sparatutto, proposta avanzata in particolare da Fratelli d'Italia.

"L'approvazione di tale Legge – scrivono tali associazioni - autorizzerebbe la presenza di persone armate sull'intero territorio nazionale in ogni periodo dell'anno, inclusi parchi nazionali, aree protette, spiagge e proprietà private, con la possibilità di abbattere specie selvatiche senza i limiti previsti dall'ordinamento vigente".

 Il DDL “Sparatutto” non riguarda la regolamentazione della caccia: costituisce un attacco sistematico senza precedenti alla Natura come bene collettivo.

"Quali vantaggi politici – si chiedono le associazioni nella lettera aperta - potrebbe ricavare Forza Italia, partito che si definisce di centro e di tradizione europeista, dall'appoggio a una proposta così ampiamente contestata, in aperto contrasto con il bene collettivo, con il consenso scientifico e con l'ordinamento internazionale?"

 I dati di opinione pubblica confermano questa tendenza in modo inequivocabile: secondo l'Eurobarometro, la principale serie di sondaggi transnazionali commissionati regolarmente dalle istituzioni dell'Ue, a poposito sulla Biodiversità 2026 – l'indagine speciale della Commissione europea condotta su 26.500 cittadini nei 27 Stati membri nei mesi di febbraio e marzo 2026 – il 96% degli europei riconosce la responsabilità collettiva di prendersi cura della natura, il 94% considera la biodiversità essenziale per lo sviluppo economico di lungo termine, e il 96% ritiene le aree protette e la rete Natura 2000 fondamentali per prevenire la distruzione degli habitat naturali.

In Italia, la grande maggioranza dei cittadini intervistati considera prioritario evitare la distruzione di aree naturali uniche (63%), proteggere animali e piante in pericolo (58%) e promuovere un uso del territorio rispettoso della natura (57%).

Secondo alcuni dati snocciolati dalle associazioni,  i sondaggi più recenti sull'opinione pubblica italiana confermano una netta contrarietà alla caccia e al DDL 1552.

Secondo due indagini commissionate dalla Fondazione Capellino a Ipsos e Istituto Piepoli nell'ottobre 2025: il 94% degli italiani chiede l'abolizione, la forte limitazione o al massimo il mantenimento della normativa attuale sulla caccia (Piepoli); il 78% la ritiene eticamente inaccettabile per la sofferenza inflitta agli animali (Ipsos); l'85% la percepisce come un grave rischio per la sicurezza delle persone (Ipsos).

Quanto al DDL 1552 nello specifico, il 61% degli italiani si dichiara contrario (Ipsos) e solo il 24% favorevole (Piepoli).

I cacciatori rappresentano meno dell'1% degli aventi diritto al voto in Italia; sono per il 98% di genere maschile e prevalentemente di età compresa tra i 60 e gli 80 anni.

Le proiezioni indicano che entro il 2030 il loro peso elettorale scenderà allo 0,3–0,4% del totale, con meno del 3% di under 30 tra i tesserati attuali.

Secondo l'Agenzia Europea per l'Ambiente, i 2/3 delle specie animali in Europa risultano estinte, minacciate o a rischio di estinzione.

Ci troviamo nel pieno della sesta estinzione di massa: i mammiferi selvatici rappresentano oggi appena il 4% della biomassa vivente sul pianeta, a fronte di oltre il 70% costituito da esseri umani e animali allevati a fini agricoli. 

Le previsioni pseudo-scientifiche sulla funzione "bio-regolatrice" della caccia, richiamate nel DDL, sono prive di fondamento nel consenso scientifico internazionale e non trovano riscontro nella letteratura ecologica consolidata. 

Il valore economico della natura in Italia è tutt'altro che astratto.

Secondo il Sesto Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia (MASE, 2024), il degrado degli ecosistemi costa al paese circa 3 miliardi di euro l'anno in servizi ecosistemici perduti, con un impatto cumulato stimato in 60 miliardi entro il 2050.

Il MASE quantifica il valore complessivo dei servizi ecosistemici italiani tra i 24 e i 58 miliardi di euro annui.

La natura è il fondamento del turismo italiano, settore che nel 2024 ha generato oltre 225 miliardi di euro, pari all'11% del PIL nazionale, con oltre 3 milioni di occupati (SRM – Intesa Sanpaolo, 2024).

Il turismo naturalistico registra una crescita annua del 18%. Parallelamente, l'economia verde si conferma un pilastro strutturale: secondo il Rapporto GreenItaly 2025 (Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne), più di 1 impresa su 3 ha effettuato eco-investimenti e i green jobs contano oggi 3,3 milioni di occupati, il 13,8% della forza lavoro nazionale. Indebolire le tutele ambientali significa minacciare direttamente questo tessuto economico. 

La caccia costituisce in Italia un rischio strutturale e documentato per la sicurezza pubblica.

Secondo i dossier annuali dell'AVC – Osservatorio Vittime della Caccia (attivo dal 2007), che include vittime sia in ambito venatorio che extravenatorio, il bilancio delle ultime stagioni è il seguente: 95 vittime (27 morti, 68 feriti) nel 2019/2020; 61 vittime nel 2020/2021; 90 vittime nel 2021/2022; 42 vittime (11 morti, 31 feriti) nel 2025/2026.

Nel computo rientrano, in misura crescente, persone completamente estranee all'attività venatoria: nella stagione 2025/2026, su 42 vittime complessive, 13 erano non cacciatori — escursionisti, agricoltori, residenti colpiti in spazi di normale utilizzo quotidiano.

 L'assenza di un registro europeo armonizzato degli incidenti venatori — richiesto da anni da organizzazioni scientifiche e associative — impedisce una quantificazione completa del fenomeno: ciò che i dati disponibili mostrano è già, di per sé, un segnale strutturale di rischio.

Approvare il DDL 1552 — che estende aree e periodi di caccia, comprese zone demaniali e forestali — significherebbe aggravare ulteriormente questo bilancio.

Forza Italia - prosegue la lettera è oggi l'unico partito della coalizione di centrodestra nella posizione di esercitare una scelta autonoma e responsabile.

Votare NO al DDL Caccia Sparatutto alla Camera non significherebbe abolire la caccia, né stravolgere l'ordinamento vigente: significherebbe semplicemente non modificare la Legge 157/1992, confermando le tutele esistenti.

Sarebbe, al contrario, un segnale di coerenza con i valori europeisti e la tradizione di governo responsabile che il partito rivendica. 

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