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- Pavia - Giovedì 1 Ottobre 2026, 16:40
Delitto di Garlasco, la famiglia Poggi: "Non saremo parte civile contro Sempio, non chiediamo denaro agli innocenti"
I legali dei genitori di Chiara Poggi escludono pretese economiche verso il nuovo indagato ma denunciano il rischio di una perdita di fiducia nelle istituzioni. Spuntano intanto le intercettazioni della famiglia Sempio.
Nuovi sviluppi e forti tensioni accompagnano la conclusione dell'inchiesta-bis sull'omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua abitazione di Garlasco il 13 agosto 2007: di fronte alla prospettiva del rinvio a giudizio per il trentottenne Andrea Sempio, la famiglia della vittima ha chiarito quale sarà la propria posizione processuale.
"Non abbiamo da avanzare alcuna pretesa economica nei confronti di persone innocenti", ha dichiarato l'avvocato Francesco Compagna, che assiste i genitori e il fratello di Chiara insieme al collega Gian Luigi Tizzoni, confermando che i Poggi non si costituiranno parte civile contro Sempio.
I legali hanno precisato che interverranno esclusivamente in un eventuale giudizio di revisione che dovesse essere promosso dalla difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto.
All'esterno del Tribunale di Pavia, l'avvocato Tizzoni ha espresso l'amarezza dei familiari per le polemiche che hanno investito gli inquirenti: "La famiglia Poggi è obiettivamente sconcertata. Abbiamo avuto un carabiniere condannato in primo grado per falsa testimonianza. Mi pare di capire che ci sono carabinieri, almeno uno ufficialmente indagato, che è il colonnello Cassese. Mi pare di capire che si metta in dubbio l'operato del Ris. Mettetevi nei panni di questa famiglia che ha sempre avuto rispetto per l'Arma. Se si dice che Marchetto ha sbagliato, e infatti è stato condannato per falsa testimonianza, Cassese forse sta sbagliando, i Ris forse stanno sbagliando, obiettivamente la fiducia, e credo che sia umano, un po' viene meno", ha osservato il legale, auspicando "di non dover valutare, fra cinque anni, se anche i carabinieri di oggi abbiano commesso errori".
Tizzoni è poi intervenuto sui rilievi eseguiti sui pedali della bicicletta di Stasi: "Ritengo che sia un po' propaganda e non informazione leggere e sentire che non esiste Dna di Chiara Poggi su quei pedali. Lo dicono i consulenti, lo dicono i periti, l'hanno detto tutti i giudici. Davanti a due estrazioni marcatamente positive con 16 aplotipi, anche oggi il professor Previderè, consulente della procura, ha ribadito la solidità di quel dato".
Il legale ha chiarito che l'esito non quantificabile di un successivo esame del 20 settembre 2007 non cancella i riscontri precedenti: "Non si è trattato di una negatività data da un risultato contrastante, ma di una negatività che a mio avviso è data dal fatto che la macchina sostanzialmente non ha dato nessun risultato. Può anche, per ragioni di funzionamento, dare un encefalogramma piatto, zero. Vuol dire che è zero, punto, non è che invalida i risultati del giorno prima".
Tizzoni ha infine smentito che tali accertamenti siano stati celati ai consulenti di Stasi: "Sostenere ancora oggi che quell'attività sia stata svolta all'insaputa della difesa di Alberto Stasi a me sembra smentito dai fatti. Dubito che un pubblico ufficiale abbia avuto una qualsiasi ragione per nasconderlo. I dati erano lì e sono sempre stati lì".
Parallelamente alla chiusura degli atti, sono emersi i contenuti delle intercettazioni ambientali e telefoniche disposte sulla famiglia Sempio tra l'autunno del 2025 e quest'anno. In uno sfogo registrato dagli investigatori, la madre di Andrea, Daniela Ferrari, attaccava la famiglia della vittima dicendo: "Maledetta Chiara, i Poggi e il porco che non li fa morire... maledetta".
In altre conversazioni, la donna e il marito Giuseppe manifestavano forte ansia per il futuro giudiziario del figlio: "Se poi incasiniamo di più l'Andrea, andremo a portargli le arance in galera", affermava la madre, mentre il padre replicava che "dipende tutto dal Dna".
Nelle carte compaiono anche discussioni su alcuni supporti informatici e sul potenziale movente dell'aggressione. Il 2 novembre 2025, alla richiesta del padre di chiarimenti su una chiavetta Usb, Sempio rispondeva inizialmente di non averne, per poi correggersi: "Ne avranno più di una, me ne hanno sequestrate tre o quattro".
In un altro passaggio del 14 dicembre 2025, la madre ipotizzava nuovi test sulla catenina indossata da Chiara: "Magari è stata trascinata per terra raccogliendo materiale genetico dal pavimento e magari rompono le scatole a lui". Chiedendosi cosa la vittima potesse aver scoperto, la donna si è sentita rispondere dal figlio con un ragionamento generale sulle percezioni individuali: "Dipende da quanto è grave per lui che l'ha ammazzata, non deve essere qualcosa di grave in generale come quelli che si ammazzano perché non gli è andato bene un esame all'università. Dici va beh chissenefrega, lo ritenti, invece poi per lui è gravissimo e si ammazza".
I verbali documentano infine le perplessità della madre sulle misurazioni antropometriche e sul numero di scarpa 44 eseguiti a distanza di vent'anni dai fatti, oltre alle divergenze sorte con i consulenti tecnici in merito all'impronta repertata sulle scale della villetta: "Garofano e Tizzoni hanno paura che esca fuori un'altra verità rispetto alla colpevolezza di Stasi", sosteneva la donna intercettata, criticando le scelte strategiche e difensive sul prosieguo delle indagini.
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