Francia: la Cassazione respinge la richiesta di estradizione dei 10 ex brigatisti
Il figlio di Lino Sabbadin: "Così non c'è giustizia". Mario Calabresi: "Un'illusione aspettarsi qualcosa di diverso". Nordio: "Il mio pensiero va a tutte le vittime".
(Prima Notizia 24)
Martedì 28 Marzo 2023
Roma - 28 mar 2023 (Prima Notizia 24)
Il figlio di Lino Sabbadin: "Così non c'è giustizia". Mario Calabresi: "Un'illusione aspettarsi qualcosa di diverso". Nordio: "Il mio pensiero va a tutte le vittime".
La Francia dice no all'estradizione in Italia dei 10 ex terroristi delle Brigate Rosse, condannati per i crimini commessi nel corso degli Anni di Piombo.

Dei 10 per i quali Roma aveva avanzato la richiesta di estradizione, 8 sono uomini, 2 donne. Tra loro ci sono anche Giorgio Pietrostefani, condannato per l'assassinio del Commissario Luigi Calabresi, e le ex brigatiste Marina Petrella e Roberta Cappelli.

La conferma è arrivata dalla Cassazione francese, che stamani ha annunciato la sentenza.

"La Corte di Cassazione - recita la sentenza - respinge i ricorsi presentati dal procuratore generale presso la Corte d'Appello di Parigi contro le decisioni della Corte d'Appello, ritenendo che i motivi addotti dai giudici, che discendono dal loro apprezzamento sovrano, sono sufficienti", per cui "il parere favorevole sulle richieste sfavorevoli alle richieste di estradizione è, in considerazione di ciò, definitivo".

Il no alla richiesta di estradizione da parte dell'Italia era atteso.

E' la seconda volta che i giudici francesi negano la richiesta di estradizione nei confronti dei 10 condannati. Il 29 giugno dello scorso anno, infatti, ci fu un primo rifiuto, motivato dalla Presidente della Chambre de l'Instruction con la necessità di rispettare la vita privata e familiare dei condannati e con il diritto ad avere un giusto processo, in base a quanto stabiliscono gli articoli 6 e 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Il 30 giugno, però, il Presidente francese, Emmanuel Macron, dichiarò che "quelle persone, coinvolte in reati di sangue, meritano di essere giudicate in Italia", per cui il Procuratore Generale della Corte d'Appello parigina, Rémy Heitz, fece subito ricorso alla Corte di Cassazione in qualità di rappresentante del governo, ritenendo importante accertare se, una volta consegnati all'Italia, gli ex terroristi, condannati in contumacia dai giudici italiani, avrebbero potuto beneficiare di un giusto processo.

Lo stesso Heitz, inoltre, era in disaccordo sulla necessità di proteggere la vita privata degli imputati.

"Quanto mi fa godere la Cassazione francese...". Così il fondatore delle Brigate Combattenti di Prima Linea, Enrico Galmozzi, condannato per aver ucciso l'avvocato Enrico Pedenovi e il poliziotto Giuseppe Ciotta, ha commentato la conferma del no all'estradizione in Italia per gli ex brigatisti.

"Qual è la mia reazione...? sono dei disgraziati, perchè non c'è giustizia così!. E' tuttavia una decisione che ci aspettavamo dalla Francia", ha commentato Adriano Sabbadin, figlio di Lino, il macellaio assassinato in Veneto nel 1997 dai Proletari Armati di Cesare Battisti. "Ci dicano allora, i giudici, quali sono i colpevoli? Ci sono dei morti sulla coscienza di queste persone", ha concluso.

"Ormai sono passati più di 47 anni, la pena in sé mi interessa fino a un certo punto. Trovo anche giusto ciò che ha fatto la Cassazione francese. Bisogna ragionare nei termini di restituire un po' di verità sulle vicende: la vera partita non è l'estradizione quanto misurare se queste dieci persone daranno un contributo per capire quanto è successo in quegli anni", è il commento di Alberto Di Cataldo, figlio del maresciallo Francesco Di Cataldo, assassinato a Milano il 20 aprile 1978 per mano delle Br.

"Era un'illusione aspettarsi qualcosa di diverso e (parere personale) vedere andare in carcere queste persone dopo decenni non ha per noi più senso. Ma c'è un dettaglio fastidioso e ipocrita: la Cassazione scrive che 'i rifugiati in Francia si sono costruiti da anni una situazione famigliare stabile (...) e quindi l'estradizione avrebbe provocato un danno sproporzionato al loro diritto a una vita privata e famigliare'.

Ma pensate al danno sproporzionato che loro hanno fatto uccidendo dei mariti e padri di famiglia. E questo è ancora più vero perché da parte di nessuno di loro c'è mai stata una parola di ravvedimento, di solidarietà o di riparazione. Chissà...". E' quanto commenta il giornalista Mario Calabresi, figlio di Luigi, il Commissario ucciso nel 1972.

"E' una vergogna che non ha fondamento giuridico. Io e la mia associazione facciamo appello al ministro Nordio affinché la giustizia italiana intervenga. E chiedo alla Francia: se fosse successa la stessa cosa al contrario con le vittime del Bataclan?". A dirlo è il Presidente dell'Associazione nazionale vittime del terrorismo, Roberto Della Rocca, ferito nel corso di un attentato delle Br a Genova, nel 1980.

In una nota, il Guardasigilli Carlo Nordio ha preso atto della decisione francese: "Ho vissuto da pm in prima persona quegli anni drammatici e oggi - ha scritto - il mio primo commosso pensiero non può che essere rivolto a tutte le vittime di quella sanguinosa stagione e ai loro familiari, che hanno atteso per anni, insieme all'intero Paese, una risposta dalla giustizia francese. Faccio pertanto mie le parole di Mario Calabresi, figlio del commissario ucciso 51 anni fa, nella speranza che chi allora non esitò ad uccidere ora senta il bisogno di fare i conti con le proprie responsabilità e abbia il coraggio di contribuire alla verità".

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