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- Roma - Giovedì 11 Giugno 2026
Governo, Foti: "Meloni va a Bruxelles a testa alta, dal campo largo arriva il requiem politico"
Il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione rivendica la solidità e la coerenza della maggioranza sui dossier internazionali, dall'Ucraina alla sicurezza energetica. Un duro attacco viene indirizzato ai partiti di minoranza, definiti frammentati in sei diverse posizioni e privi di una proposta alternativa credibile per la guida del Paese.
Il dibattito parlamentare in vista del prossimo vertice dei capi di Stato e di governo a Bruxelles innesca un duro scontro politico sull'asse della politica estera e del posizionamento strategico dell'Italia.
A delineare la postura con cui l'esecutivo si appresta a partecipare ai tavoli comunitari è il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, il quale respinge con fermezza le critiche sollevate dalle minoranze circa un presunto isolamento diplomatico di Roma, rimarcando la centralità italiana nella gestione delle principali crisi globali: “In un quadro internazionale segnato da sfide sempre più complesse, dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente, dalla crisi energetica fino alle questioni legate alla sicurezza europea, il governo guidato da Giorgia Meloni si presenta al Consiglio europeo con una posizione chiara e pienamente rappresentativa dell’interesse nazionale. Con buona pace di chi, dall’opposizione, nel dibattito parlamentare e in modo poco originale, ha continuato a insistere sull’irrilevanza dell’Italia in Europa”, dichiara Foti.
Il rappresentante dell'esecutivo sposta poi l'attenzione sulla fragilità strutturale della coalizione avversaria, evidenziando le profonde spaccature interne registrate proprio sui temi della geopolitica e degli aiuti militari sul fronte est-europeo. Secondo l'analisi del ministro, l'assenza di una linea comune tra le forze di minoranza certifica il fallimento del progetto di un'alleanza stabile: “Viene facile pensare quale rilevanza potrebbe avere l’Italia con un campo largo al governo, atteso che anche oggi l’opposizione si è presentata con 6 posizioni diverse, a partire dal sostegno, o meno, all’Ucraina. Quasi che una pace giusta e duratura si possa realizzare per magia e non grazie ad un’azione coordinata dell’Unione Europea con gli Stati Uniti, la NATO e i partner del G7. Nei fatti è la coerenza del governo Meloni che ha consentito all’Italia di tornare ad essere un interlocutore autorevole nei principali tavoli internazionali, contribuendo a sviluppare la sicurezza europea e sostenendo con convinzione il percorso di integrazione nell’Europa dei Balcani occidentali.
A fronte di questa chiarezza, sottolineata dalla risoluzione unitaria della maggioranza, emerge tutta la fragilità delle opposizioni. Le profonde divisioni emerse tra le opposizioni assumono i contorni di un vero e proprio requiem politico per chi ha como unica stella polare il potere, certificando l’inesistenza di un’alternativa credibile alle proposte e all’azione del governo Meloni”.
La compattezza dei partiti di governo viene dunque indicata come il principale punto di forza con cui il Presidente del Consiglio farà valere le prerogative nazionali in Belgio, in particolare durante i complessi negoziati economici relativi alla rimodulazione dei bilanci comunitari.
Nelle considerazioni conclusive di Foti, la stabilità numerica e programmatica emersa dalle aule parlamentari pone l'Italia in una posizione di netto vantaggio rispetto alle frammentazioni della politica domestica: “Una solidità e una chiarezza di visione che il Presidente Meloni rappresenterà al Consiglio europeo, anche con riferimento al futuro Quadro finanziario pluriennale, entrando nel merito delle singole proposte e dell’indirizzo delle risorse che verranno ipotizzate e, sempre e comunque, tutelando l’interesse nazionale. In una fase storica e politica che richiede responsabilità, autorevolezza e scelte chiare il governo Meloni si presenta a Bruxelles a testa alta, con una maggioranza parlamentare solida e con una visione della politica europea che l’opposizione nostrana non può che invidiare, così come attestano i molteplici voti contrari alle risoluzioni presentate dai 6 gruppi che la compongono”.
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