
- Prima Notizia 24
- Roma - Mercoledì 10 Giugno 2026
Servizio pubblico, Giorgetti blinda la Rai: "Mai pensato di cedere quote di Viale Mazzini a soggetti privati"
In audizione al Senato sulla riforma della radiotelevisione pubblica, il titolare del Tesoro esclude la privatizzazione ma conferma il piano di razionalizzazione per Rai Way. Sul fronte delle risorse, il ministro avverte sui rischi di ulteriori sforbiciate all'abbonamento: "Per il taglio del canone vanno ridotti i costi: non bisogna compromettere l’equilibrio economico". Allarme anche sui costi proibitivi dello sport in tv.
I vertici della tv di Stato e le commissioni parlamentari impegnate nel ridisegnare l'assetto normativo della radiotelevisione pubblica ricevono una precisa indicazione di rotta da parte dell'azionista di maggioranza.
Nel corso di un'audizione formale svoltasi davanti ai membri della commissione Ambiente e lavori pubblici del Senato, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha spento sul nascere le indiscrezioni relative a un possibile ingresso di capitali privati nel capitale sociale di Viale Mazzini: “Mai pensato alla cessione di quote a privati. Altra questione è l’operazione Rai Way, che punta a razionalizzare la rete anche in un’ottica di modernità e mettere a disposizione della Rai delle risorse per nuovi progetti più adeguati sotto il profilo tecnologico”.
Il titolare del dicastero di via XX Settembre ha voluto richiamare i legislatori al rispetto rigoroso della cornice giuridica privatistica all'interno della quale opera l'azienda, evidenziando come la natura di servizio pubblico non debba tradursi in uno scardinamento delle regole di mercato e di gestione aziendale: “Il modello societario non può essere stravolto, è una considerazione di fondo da cui credo non si possa prescindere, ovvero: la Rai è una società per azioni e, come tale, non può che seguire la disciplina societaria e di diritto comune dettata dal codice civile”.
Secondo l'analisi tecnica offerta da Giorgetti, tale rigidità strutturale non è una scelta di principio ma una necessità funzionale legata alla natura stessa dell'ente: “non perché siano da ritenersi sempre inammissibili modifiche o adattamenti compatibili alla disciplina, in considerazione della peculiare natura soggettiva del concessionario o oggettiva del servizio pubblico, ma perché reputo che tali adattamenti non possano arrivare ad annullare i tratti essenziali della disciplina generale che regola le società per azioni, a pena di renderne incompatibile la funzionalità tipica. Detto altrimenti: il modello societario non può essere stravolto”.
Il passaggio più delicato dell'intervento del ministro ha riguardato le coperture finanziarie e le ipotesi di una ulteriore riduzione della tassa di possesso televisiva, un tema che incide direttamente sulla tenuta industriale del broadbaster. Giorgetti ha vincolato qualsiasi alleggerimento fiscale a una corrispondente e rigorosa spending review interna: “La riduzione del canone deve essere correlato alle condizioni di sostenibilità economico-finanziaria o non quadrerebbe”.
Qualora la politica decidesse di procedere a un ridimensionamento delle entrate da abbonamento, l'azienda si troverebbe costretta a tagliare la propria offerta editoriale o a comprimere le proprie strutture operative per evitare disavanzi: “Nell’ipotesi, ancorché residuale, di variazione negativa, è in ogni caso necessario prevedere la riduzione, in misura corrispondente, degli obblighi di servizio pubblico e/o dei costi operativi, onde evitare di compromettere il necessario equilibrio economico-finanziario della società e conseguenze sui saldi di finanza pubblica”.
Il richiamo al rigore contabile è d'altronde blindato dai vincoli di bilancio europei e nazionali, ricordando l'inserimento dell'azienda nei parametri macroeconomici globali: “La Rai è inclusa nell’elenco consolidato Istat” sulla legge di contabilità e finanza pubblica e “questo comporta che, ferme alcune peculiarità che comunque non incidono sul ragionamento di fondo, nel momento in cui si intendono fare delle scelte, si devono tenere in considerazione gli eventuali impatti, diretti o indiretti, di queste scelte sui saldi di finanza pubblica, soprattutto nell’attuale contingenza”.
In conclusione della sua relazione, il ministro dell'Economia ha sollevato un problema di sostenibilità che accomuna tutti i principali network televisivi pubblici dell'Eurozona, messi all'angolo dall'esplosione dei costi dei grandi eventi sportivi internazionali, ormai preda dei player satellitari e delle piattaforme di streaming private. “Sui diritti sportivi c’è stata un’escalation che difficilmente è compatibile con la gestione delle reti pubbliche. Questo vale non solo in Italia, credo sia un fatto abbastanza diffuso in Europa. Ed è un tema anche di scelte”, ha ammesso con pragmatismo Giorgetti, ponendo la commissione di fronte a un vero e proprio dilemma di natura editoriale e strategica: “Credo che sia di interesse non tanto per il pluralismo dell’informazione ma per il tifo avere la possibilità di vedere Sinner o Cobolli. Qualcuno potrà dire ‘non è più importante avere tre diversi telegiornali piuttosto che Cobolli, ma entriamo in un terremo che possa essere sconfinato”.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24














