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- Roma - Lunedì 22 Giugno 2026
Nessy Guerra resta nascosta in Egitto dopo la scarcerazione dell'ex compagno: "Continua a minacciarmi, abbiamo paura"
La 27enne italiana continua a vivere nascosta in Egitto insieme alla figlia dopo la scarcerazione dell'ex compagno Tamer Hamouda. Tra minacce sui social, procedimenti giudiziari ancora aperti e la battaglia per l'affidamento della bambina, Nessy Guerra torna a chiedere l'intervento delle istituzioni italiane per poter rientrare nel suo Paese.
Sperava che questa volta le cose potessero andare diversamente. Sperava che l'arresto del suo ex compagno potesse rappresentare una svolta dopo anni di battaglie giudiziarie, denunce e paura. Invece, per Nessy Guerra, la scarcerazione di Tamer Hamouda ha riportato tutto al punto di partenza. La 27enne italiana, bloccata in Egitto insieme alla figlia di tre anni e mezzo, racconta di vivere ancora nascosta e nel timore costante di essere rintracciata. "Questa volta ci speravo", confida. "Il mio avvocato e quello del viceconsole stavano lavorando bene. Per qualche giorno è rimasto in carcere, ma alla fine qualcuno lo ha aiutato a uscire. Lui qui ha conoscenze importanti". Parole che raccontano tutta la frustrazione di una vicenda che da tempo si trascina tra aule di tribunale, ricorsi e tensioni diplomatiche.
"Ha già ricominciato a minacciarmi"
La liberazione dell'uomo avrebbe avuto conseguenze immediate. Secondo quanto riferisce la giovane, l'ex compagno avrebbe ripreso a lanciare messaggi intimidatori attraverso i social network. "Ha già iniziato a minacciarmi su TikTok e a pubblicare contenuti deliranti", racconta. La paura, spiega, non è mai scomparsa. "La paura resta e non finirà finché qualcuno non ci riporterà in Italia." Nonostante ciò, Nessy ritiene che anche Hamouda stia attraversando un momento particolarmente complicato. "Dice di voler lasciare l'Egitto. Credo che proverà a nascondersi e a scappare."
Le indagini sulle minacce al viceconsole italiano
Uno dei procedimenti che coinvolgono l'ex compagno riguarda le presunte minacce rivolte al viceconsole italiano a Hurghada, Orazio Gioacchini. Proprio nell'ambito di questa vicenda era stato arrestato nei giorni scorsi, prima di ottenere nuovamente la libertà. Secondo la giovane italiana, però, le pendenze giudiziarie a carico dell'uomo sarebbero numerose e potrebbero ancora influire sul suo futuro.
I procedimenti aperti in Egitto
Nessy Guerra ricostruisce una situazione giudiziaria che definisce particolarmente complessa. L'uomo avrebbe già ricevuto una condanna a sei mesi nell'ambito di un procedimento collegato alla richiesta di estradizione avanzata dall'Italia. Nel nostro Paese, infatti, Hamouda era stato condannato a quasi tre anni di reclusione per maltrattamenti nei confronti di una sua ex compagna residente a Genova. Secondo il racconto della giovane, le autorità egiziane avrebbero scelto di processarlo localmente invece di procedere con l'estradizione. A questa vicenda si sarebbero aggiunti altri procedimenti, tra cui un'accusa legata all'aggressione del padre e una denuncia per diffamazione nei confronti di un ex avvocato. "Nei prossimi giorni dovrà affrontare diverse udienze. Speriamo che qualcosa cambi", afferma.
"Noi siamo liberi solo sulla carta"
Nonostante le vicende giudiziarie dell'ex compagno, Nessy racconta una realtà molto diversa per sé e per la propria famiglia. "Al momento lui è libero, mentre noi continuiamo a vivere nascosti." Una situazione che definisce insostenibile. La donna ammette di aver sperato più volte in una soluzione imminente, salvo poi vedere le proprie aspettative andare deluse. "Ormai siamo stremati. Io e i miei genitori non ce la facciamo più."
La situazione della figlia
Tra le principali preoccupazioni della giovane c'è il futuro della bambina nata dalla relazione con Hamouda. La piccola ha tre anni e mezzo e, a causa delle restrizioni imposte dal padre, non può lasciare l'Egitto. Una condizione che impedisce a madre e figlia di rientrare in Italia. "Ha bisogno di una vita normale, come qualsiasi bambina della sua età", spiega Nessy. Dietro la battaglia giudiziaria c'è infatti soprattutto la volontà di garantire alla figlia stabilità e serenità.
La battaglia per l'affidamento
Uno dei passaggi più delicati della vicenda sarà rappresentato dall'udienza per l'affidamento della bambina, prevista ad agosto. Nessy spera che le vicende giudiziarie che coinvolgono l'ex compagno possano essere tenute in considerazione dai giudici. Tuttavia non nasconde le proprie paure. "La cosa che mi terrorizza davvero è che possano affidare mia figlia alla madre di lui." Un'ipotesi che la donna considera il peggior scenario possibile.
Il ricorso contro la condanna per adulterio
Parallelamente prosegue anche un'altra battaglia legale. Nessy Guerra è stata infatti condannata in primo e secondo grado a sei mesi di reclusione per adulterio. Una sentenza contro la quale è stato presentato ricorso in Cassazione. La prossima udienza dovrebbe tenersi tra circa sei mesi. Si tratta di un procedimento che continua a pesare sulla sua posizione e che contribuisce ad alimentare l'incertezza sul futuro.
L'appello alle istituzioni italiane
Di fronte a una situazione che appare ancora senza soluzione, la giovane lancia un nuovo appello alle autorità italiane. "In questa giustizia credo pochissimo", afferma riferendosi al sistema giudiziario egiziano. La speranza è che il governo italiano possa intervenire in modo più incisivo per favorire il rientro suo e della bambina. "Invece continuo a voler credere nel mio Paese, anche se ogni giorno diventa più difficile."
"Non è solo una questione privata"
Secondo Nessy, la vicenda non riguarda più soltanto lei e la sua famiglia. La donna sottolinea infatti che anche il viceconsole italiano Orazio Gioacchini potrebbe essere nuovamente esposto a rischi e intimidazioni. "Non è soltanto una questione personale o familiare", sostiene. Mentre i procedimenti giudiziari continuano il loro corso, la giovane resta nascosta insieme alla figlia, in attesa di una decisione che possa consentire loro di tornare in Italia. Una speranza che, nonostante le delusioni degli ultimi mesi, continua a rappresentare l'unica prospettiva per uscire da una situazione che definisce ormai insostenibile.
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