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  • Roma - Lunedì 22 Giugno 2026

Strage di Ustica, 46 anni dopo il mistero resta aperto: il DC-9 scomparso dai radar, le inchieste e una verità mai completa

A quasi 46 anni dalla strage di Ustica, rimangono irrisolti interrogativi su cause e responsabilità, tra verità storica e giudiziaria.

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Sono passati quasi quarantasei anni da quella sera del 27 giugno 1980, ma la strage di Ustica continua a rappresentare una delle ferite più profonde e controverse della storia repubblicana italiana. Alle 20.59 un DC-9 della compagnia Itavia, partito da Bologna e diretto a Palermo, scomparve improvvisamente dai radar mentre sorvolava il Mar Tirreno. A bordo c'erano 81 persone: 77 passeggeri e quattro membri dell'equipaggio. Nessuno sopravvisse. Tra le vittime anche dodici bambini. Da quel momento iniziò una lunga ricerca della verità fatta di indagini, processi, perizie tecniche, ipotesi contrastanti e presunti depistaggi che ancora oggi alimentano interrogativi senza risposta definitiva.

Il volo interrotto nel cielo del Tirreno

Il DC-9 dell'Itavia era decollato da Bologna con oltre un'ora di ritardo e stava procedendo regolarmente verso Palermo. Nulla lasciava presagire quanto sarebbe accaduto di lì a poco. Pochi minuti prima dell'arrivo in Sicilia, il velivolo sparì improvvisamente dagli schermi radar senza lanciare alcun allarme o richiesta di soccorso. L'aereo precipitò nelle acque del Tirreno, al largo dell'isola di Ustica, trascinando con sé tutti coloro che si trovavano a bordo. Per anni il relitto rimase sul fondale marino. Solo tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta fu possibile recuperare gran parte della struttura, rinvenuta a oltre 3.700 metri di profondità.

Le ipotesi sulle cause del disastro

Fin dall'inizio gli investigatori si trovarono di fronte a diversi scenari possibili. Una delle prime ipotesi riguardò un cedimento strutturale del velivolo, ma con il passare del tempo questa teoria venne progressivamente abbandonata. Le attenzioni si concentrarono invece su due possibilità principali: l'esplosione di una bomba collocata a bordo oppure un evento esterno, come il lancio di un missile o una manovra militare avvenuta nelle vicinanze dell'aereo civile. Le successive analisi radaristiche evidenziarono infatti la presenza di tracce compatibili con altri velivoli presenti nell'area nei minuti precedenti alla tragedia. Un elemento che contribuì a rafforzare l'ipotesi di un coinvolgimento militare.

Il mistero del Mig libico

A rendere ancora più complesso il quadro fu il ritrovamento, il 18 luglio 1980, di un caccia Mig-23 dell'aeronautica libica precipitato sulle montagne della Sila, in Calabria. La presenza del velivolo e le circostanze della sua caduta alimentarono immediatamente sospetti e speculazioni. Nel corso degli anni numerosi osservatori hanno ipotizzato un possibile collegamento tra il caccia libico e quanto accaduto nei cieli di Ustica, anche se nessuna ricostruzione definitiva è mai riuscita a chiarire completamente il rapporto tra i due episodi.

L'inchiesta di Rosario Priore

Una svolta importante arrivò negli anni Novanta con il lavoro del giudice istruttore Rosario Priore. L'inchiesta, durata quasi un decennio, portò alla raccolta di migliaia di documenti, all'audizione di centinaia di testimoni e a numerose rogatorie internazionali rivolte anche a Stati Uniti e Francia. Nel 1999 Priore concluse il proprio lavoro con una monumentale ordinanza di oltre 5.000 pagine. Secondo le conclusioni dell'istruttoria, il DC-9 sarebbe stato coinvolto in uno scenario di attività militare nei cieli del Tirreno e la causa più probabile del disastro sarebbe stata un missile o una quasi collisione con un altro aereo. Tuttavia non fu possibile individuare con certezza gli autori materiali dell'abbattimento.

Il capitolo dei depistaggi

Accanto all'indagine sulle cause della tragedia si sviluppò un secondo filone investigativo riguardante il comportamento di alcuni esponenti dell'Aeronautica Militare. Gli inquirenti ipotizzarono che nel corso degli anni fossero stati nascosti documenti, alterati dati radar e fornite informazioni incomplete agli investigatori. Fu proprio su questo presunto depistaggio che si concentrò il principale procedimento penale collegato alla strage. Nonostante le accuse, i quattro generali coinvolti furono definitivamente assolti e la Cassazione confermò la decisione nel 2007.

Le sentenze civili e la responsabilità dello Stato

Se sul piano penale non si è mai arrivati a individuare i responsabili della strage, sul fronte civile le conclusioni sono state diverse. Nel 2011 il Tribunale di Palermo ha riconosciuto la responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti per non aver garantito la sicurezza dello spazio aereo. La sentenza, successivamente confermata dalla Cassazione nel 2013, ha stabilito il diritto delle famiglie delle vittime a ottenere un risarcimento. Negli anni seguenti altre decisioni giudiziarie hanno riconosciuto ulteriori indennizzi, compresi quelli destinati all'Itavia. La compagnia aerea, travolta dalle conseguenze economiche e d'immagine della tragedia, cessò infatti la propria attività pochi mesi dopo il disastro.

Ustica nella memoria collettiva

La vicenda è entrata profondamente nella cultura e nella memoria del Paese. Tra le opere che più hanno contribuito a mantenerne vivo il ricordo c'è il film "Il muro di gomma" di Marco Risi, uscito nel 1991 e ispirato al lavoro giornalistico svolto per anni da Andrea Purgatori. Importante anche il celebre monologo teatrale di Marco Paolini, che ha raccontato al grande pubblico la complessità della vicenda e il dolore delle famiglie delle vittime. Nel 2016 il regista Renzo Martinelli ha proposto una nuova ricostruzione cinematografica con il film "Ustica", rilanciando il dibattito sulle possibili cause della tragedia.

Il museo della memoria

Oggi il relitto del DC-9 è conservato a Bologna all'interno del Museo per la Memoria di Ustica. L'installazione, realizzata dall'artista Christian Boltanski, rappresenta uno dei luoghi simbolo della memoria civile italiana. Attorno ai resti dell'aereo si sviluppa un percorso che ricorda le 81 vittime e invita a riflettere sulle domande ancora senza risposta.ì Nel 2024 il museo è diventato una fondazione, rafforzando ulteriormente il proprio ruolo nella conservazione della memoria storica.

Un enigma che continua a interrogare il Paese

A quasi mezzo secolo dai fatti, la strage di Ustica resta una vicenda sospesa tra verità storica e verità giudiziaria. Da un lato vi sono sentenze civili che hanno riconosciuto responsabilità istituzionali e indicato uno scenario compatibile con un'azione militare. Dall'altro manca ancora una condanna penale per l'abbattimento del DC-9 e nessuno è mai stato riconosciuto colpevole della morte delle 81 persone che si trovavano a bordo. L'ultima inchiesta aperta sulla vicenda si è conclusa nel 2024 con una richiesta di archiviazione, ma il reato di strage non va in prescrizione. Per questo motivo, qualora emergessero nuovi elementi, il fascicolo potrebbe essere riaperto. Nel frattempo Ustica continua a rappresentare uno dei grandi misteri italiani: una tragedia che ha segnato generazioni, alimentato interrogativi sulla trasparenza delle istituzioni e lasciato dietro di sé una domanda ancora irrisolta su cosa accadde davvero quella sera nei cieli del Tirreno.

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