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- Roma - Giovedì 29 Ottobre 2026, 16:30
Cina: il capo dell'anticorruzione militare entra nel Politburo. Il plenum ratifica 33 espulsioni
Promosso il generale Zhang Shengmin dopo le epurazioni nei vertici delle forze armate. La Commissione militare centrale resta ridotta ai minimi storici, fissato al 2027 il XXI Congresso del Partito.
Il generale Zhang Shengmin, figura di primo piano della campagna anticorruzione che ha colpito la leadership delle forze armate cinesi, è stato promosso all'interno dell'Ufficio politico (Politburo) del Comitato centrale del Partito comunista cinese.
La decisione, ufficializzata al termine del quinto plenum del XX Comitato centrale, segna un passaggio strategico nel riassetto del potere attorno al presidente Xi Jinping in vista del congresso del prossimo anno.
La sessione plenaria ha ratificato l'espulsione di 33 alti funzionari civili e militari, evidenziando una partecipazione ai lavori scesa ai minimi storici (circa il 79% dei membri effettivi) a riprova della portata delle epurazioni degli ultimi anni.
La nomina di Zhang assume un valore significativo poiché restituisce una rappresentanza militare al Politburo, rimasto privo di generali dall'inizio dell'anno, e deroga alla prassi consolidata che riserva le cooptazioni ai soli congressi quinquennali (un precedente in plenaria mancava dal 1994).
Il sessantottenne generale della Forza missilistica, già alla guida della Commissione disciplinare militare dal 2017 allo scorso luglio e vicepresidente della Commissione militare centrale dal 2025, è una figura chiave nel controllo politico dell'Esercito popolare di liberazione.
La sua ascesa giunge in una fase in cui la stessa Commissione militare centrale si trova drasticamente ridimensionata, contando tra i propri componenti effettivi soltanto il presidente Xi e lo stesso Zhang, a seguito dei recenti procedimenti a carico dei vicepresidenti He Weidong e Zhang Youxia e del responsabile dello Stato maggiore congiunto Liu Zhenli.
Nel corso dei lavori del plenum sono stati esaminati i fascicoli relativi a 34 dirigenti, confermando le espulsioni dal partito per 33 di essi – tra cui l'ex segretario dello Xinjiang Ma Xingrui, l'ex ministro Jin Zhuanglong, l'ex governatore Lan Tianli e l'ex responsabile del Dipartimento internazionale Liu Jianchao, per il quale è stata resa nota per la prima volta l'apertura di un dossier disciplinare – oltre alla revoca delle cariche di partito per Li Yunze, già al vertice della regolamentazione finanziaria.
A fronte delle uscite, il Comitato centrale ha promosso dieci membri supplenti a effettivi, tra cui i governatori Lu Dongliang e Liu Jie, derogando all'ordine di graduatoria ed escludendo temporaneamente quadri di provenienza militare e paramilitare.
A conclusione delle sessioni, la leadership ha approvato un documento programmatico sul rafforzamento della disciplina e della lotta alla corruzione, indicando nel pensiero di Xi Jinping la linea guida per la gestione del partito e del potere statale.
Il Comitato centrale ha infine fissato per la seconda metà del 2027 la convocazione a Pechino del XXI Congresso nazionale del Pcc, appuntamento destinato a sancire l'avvio del quarto mandato per Xi Jinping e la definizione dei futuri assetti di comando del Paese.
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